Pragmatica della comunicazione umana studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi – P. Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson – Relazione

I tre autori del presente testo sono i principali ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto, California.

In questo testo, si occupano degli effetti pragmatici, cioè comportamentali, della comunicazione umana. In particolare, a quei comportamenti, che potrebbero risultare disfunzionali.

Il loro obiettivo è quello di costruire un modello. La loro speranza è che questo lavoro di ricerca si rivolga a tutti coloro che operano nei campi in cui si affrontano i problemi relazionali e sistemici.

Secondo i 3 ricercatori, lo studio della comunicazione (mettere in comune) umana si può dividere in tre livelli:

  1. Sintassi, trasmissione, codifica, dell’informazione.
  2. Semantica, significato della comunicazione, per i parlanti.
  3. Pragmatica, influenza dell’informazione, sul comportamento dei parlanti.

Gli autori tengono a specificare, che in questo testo, comunicazione e comportamento sono sinonimi. Il motivo, tutto il comportamento e non soltanto il discorso, è comunicazione, e tutta la comunicazione, compresi i segni del contesto, influenza il comportamento.

I tre ricercatori proseguono con la descrizione dei 5 assiomi (principi evidenti di per sé, assunti come veri, che non debbono essere dimostrati):

  1. Impossibilità di non comunicare: questo perché è impossibile non assumere un comportamento. Rifiuto dell’impegno responsabile a comunicare.
  2. Livello di contenuto e livello di relazione: un messaggio comunica informazione, quindi contenuto, e ha una relazione tra i parlanti. Il disaccordo nel contenuto può potare alla ridefinizione della relazione.
  3. La punteggiatura della sequenza di eventi: una sequenza di eventi punteggiata dai parlanti secondo il loro punto di vista e si presuppone che gli altri posseggano le proprie e stesse informazioni. Esempio: profezia auto avverante, il soggetto pensa di subire atteggiamenti dall’ altro, quando in realtà è lui stesso a provocarli.
  4. Comunicazione numerica e analogica: gli esseri umani comunicano con il modulo numerico (linguaggio verbale) e con quello analogico (ogni comunicazione non verbale, posizione del corpo, gesti, flessione della voce). Perché la comprensione sia efficace, il modulo analogico deve essere tradotto in numerico.
  5. Interazione simmetrica complementare: Due tipi di scambi di comunicazione: 1) Il parlante A tende a rispecchiare il comportamento del parlante B scambio simmetrico. Pericolo: competitività per cui entrambi vogliono «avere l’ultima parola» sul contenuto e c’è un rifiuto reciproco di sé dell’altro. 2) Il comportamento del parlante A (one-up) completa quello del parlante B (one-down). Scambio complementare. Pericolo: negazione dell’altro come emittente e solo uno dei due soggetti ha diritto di parlare.   La comunicazione sana deve avere entrambe le componenti.

Si prosegue con la teoria dei paradossi, una fra queste, il doppio legame.

Bateson, Jackson, Haley e Weakland hanno studiato il fenomeno della comunicazione schizofrenica da un punto di vista diverso. Ipotizzano che lo schizofrenico viva in un universo in cui le sequenze di eventi sono tali che le sue abitudini di comunicazione non convenzionali in qualche modo saranno appropriate. Questa ipotesi li ha portati a postulare e a identificare tale interazione con la teoria del “doppio legame.”

Esempio: Un compito in classe, può essere inatteso se gli studenti si aspettano che sia tra lunedì e venerdì?

La domanda conclusiva che si pongono i tre ricercatori nell’ ultimo capitolo del testo, è se qualche principio della loro teoria della pragmatica della comunicazione umana, possa esser utile quando si sposta lo sguardo dall’ interpersonale all’ esistenziale e se sì, come può essere utile?

Una risposta possibile potrebbe stare nell’ abbandono della ricerca scientifica e andare verso la soggettività. Andare a mio avviso oltre il visibile per ascoltare la propria interiorità. Infondo come dicono gli autori, mondo e vita sono la stessa cosa, non ci sono confini. Io sono il mio mondo.

Così, la soluzione non è nel trovare una risposta ad un enigma sull’ esistenza, ma nel prendere atto che non c’ è alcun enigma.

Per una risposta che non si può esprimere, nemmeno si può formulare la domanda. L’ enigma non c’è.

Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere.

Detto zen.

 

 

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