Disgusto – Bleah! – Esperienze

Accogliendo i bambini prima del laboratorio, questa mattina, per parlare insieme delle emozioni passate del Re PincoPallo, mi sono accorta che riesco a farmi ascoltare e riesco a catturare l’ attenzione dei piccoli, a seconda del mio non verbale. Perché è così. Loro ascoltano e osservano il non verbale. Che poi non è detto… Sembra che non ascoltino, sembra che non vogliano partecipare. Invece qualcosa di più profondo li cattura e ti dicono frasi o fanno gesti che ti lasciano sorpresa. Mi lasciano sorpresa!

Sto imparando molto da questi laboratori. Sto forgiando il mio carattere. Sto formando la mia leadership. Sto diventando efficace. Dopo il diploma, ci si sente onnipotenti. So io, so come aiutarti… Si dispensano consigli invece, non è così… E’ solo l’ inizio e i consigli non si dispensano…. ;). Si possono dare input, stimoli. Si può fare domande aperte. Soprattutto si può ascoltare ciò che l’ altro dice o non dice.

Veniamo a disgusto….

Disgusto, ci aiuta a capire e a sentire tramite il corpo cosa è buono o cosa è nocivo per noi. Il disgusto ci avvisa, con una sensazione. Il corpo sa prima di noi.

In questo caso quando proviamo disgusto e fastidio, possiamo esclamare suoni o espressioni come. bleah, o non mi piace. Questo ci permette di scaricare esternamente la sensazione.

Disgusto è fondamentale ai fini della sopravvivenza e del benessere individuale e collettivo

Ci consente di distinguere disgusto, da emozioni che, pur appartenendo alla stessa famiglia, non provocano le stesse reazioni fisiologiche e non hanno la stessa funzione (dispiacere, fastidio, disturbo, ribrezzo, nausea).

Con Francesca, l’ ideatrice del laboratorio, abbiamo esplorato disgusto. mettendo le mani nella terra. C’ è a chi piace e chi prova fastidio. Abbiamo messo le mani nella nutella, nella marmellata. C’ è chi si lecca le dita e chi si sente appiccicoso… C’ è chi non vuole immergere le mani nel caffè, nella chiara d’ uovo di una bacinella, per trovare le caramelle. Gli fa troppo schifo. Mentre quanto è buona la cioccolata fondente, anzi in realtà non per tutti. E le caramelle che come stelle blu pizzicano sannno di menta troppo forte. 😉

E poi c’ è Leo, il leone che non sapeva ruggire…. Mi è piaciuto raccontare la storia ai bimbi… Mi sono sentita parte della storia…. ❤

Appena nato Leo emise un suono più simile ad un belato che ad un ruggito, sia
pure flebile. La mamma non si preoccupò e pensò: “Crescerà e il suo ruggito
farà tremare tutta la foresta”. Leo cresceva ma la sua voce non cambiava.
La leonessa cominciò a preoccuparsi, ma non perse la speranza. Quando arrivò
il tempo dello svezzamento, la mamma gli procurò teneri bocconi di gazzella
che aveva appena cacciato. Con sua grande sorpresa, Leo le annusò e…
belando, li rifiutò. ” Strano che non gli piaccia la gazzella. – pensò la leonessa –
Stanotte spero di riuscire ad uccidere un cerbiatto”. Lo riattaccò alle mammelle
dalle quali Leo succhiò avidamente il latte. Era evidente che era affamato. Il
giorno seguente mise davanti a Leo teneri bocconi di cerbiatto ma Leo, con
una espressione disgustata, si allontanò e, con grande sorpresa e disappunto
della madre, andò a strappare ciuffi di un’ erba che cresceva fuori dalla tana.
Li mangiava lentamente, assaporandoli con gusto. La leonessa, questa volta, si
preoccupò seriamente. “Un figlio vegetariano! – esclamò – Ma come è
possibile?. Devo fare qualcosa”. Andò a chiedere consiglio a un vecchio leone
considerato il re della foresta. Questo ascoltò e rimase un po’ in silenzio,
perplesso. Poi disse: “Chiudi tuo figlio per un paio di giorni nella tana ben fornita
di carne ed acqua. Tu allontanati. Potrebbe piangere e tu non resisteresti
all’impulso di andare da lui. La leonessa seguì punto per punto i consigli del
vecchio leone. Chiuse Leo nella tana e, per due giorni, si allontanò con una
grande pena nel cuore.
Il terzo giorno aprì la tana. Leo aveva tentato di mangiare ma aveva provato
tanto disgusto da sputare subito il boccone che giaceva a terra con le deboli
impronte dei suoi dentini. Se ne stava accovacciato in un angolo, esausto. La
leonessa si spaventò. Corse a strappare ciuffi dell’erba che Leo aveva già
mangiato e glieli portò, accarezzandolo e leccandolo mentre Leo divorava
l’erba.
“Ti piace l’erba – disse – ed erba sia!. Che me ne importa di quello che mangi.!
Stavo per farti morire, povero figlio mio! E chissà che non abbia ragione tu.. Se si
mangia erba non occorre fare la fatica di andare a caccia. Ma crescerai,
mangiando solo erba?” Andò in cerca di qualcosa che potesse essere gradita
a Leo; nella cavità di un tronco d’albero trovò un bel po’ di miele, certamente
la riserva degli orsi. Ne prese un po’ e lo portò a Leo che lo mangiò con avido
gusto. Poi scoprì che Leo mangiava anche le noccioline e le banane. e si sentì
molto più tranquilla.
Leo cresceva come tutti gli altri leoni ma la sua voce era sempre un belato.
“Pazienza! .- disse la leonessa che adorava suo figlio – Questa è la sua voce e
comincia anche a piacermi. Ma il belato di Leo non piaceva ai suoi coetanei
con i quali Leo tentò di fare amicizia. Dapprima lo ignorarono, poi
cominciarono a deriderlo e a fargli tanti dispetti. Era un modo per dirgli: “Non ti
vogliamo”.
Leo passeggiava triste per la foresta e presto non ebbe voglia di uscire. Se ne
stava nella tana, silenzioso e corrucciato. “Leo – gli chiese la madre, dopo
qualche giorno di clausura – perché non vai a giocare con i tuoi compagni?”
Leo scoppiò a piangere. “Mamma – disse – non mi vogliono. Mi deridono e mi
fanno tanti dispetti. L’ultima volta che sono andato da loro mi hanno tirato un
fascio d’erba ed hanno gridato: “Mangia, pecorone!” Era anche una buona
erba ma io non l’ho mangiata.
Non so ruggire, ma ho la mia dignità” La leonessa lo accarezzò in silenzio. Leo
continuò: “Mamma, mi dispiace, ma devo lasciarti. Devo cercare la mia strada,
il mio posto. Ci deve essere!” “Fai come vuoi, Leo. Mi dispiace tanto separarmi
da te, ma hai ragione tu. Ti auguro di trovare il posto che fa per te”. Leo lasciò la
mamma e la tana e cominciò il suo viaggio. Cammina, cammina, incontrò un
gruppo di gazzelle che, appena lo videro scapparono. “Fermatevi, non voglio
farvi del male. Sono un leone vegetariano”.
La sua voce, al solito, era un inequivocabile belato. Le gazzelle si fermarono a
debita distanza. Stupite dalla insolita voce di un leone, si guardarono perplesse
e una di loro chiese: ” ci possiamo fidare? Non sarà un trucco?”. Intanto Leo
mangiava una buonissima erba. “Non credo sia un trucco – disse una gazzella
che lo stava osservando attentamente – Si è mai visto un leone erbivoro?”
Restarono dov’erano, continuando a guardare Leo che, fattosi coraggio,
chiese: “Posso restare con voi? In fondo sono più simile a voi che agli animali
della mia specie”. Le gazzelle lo accolsero e fra loro e Leo si stabilì una bella
amicizia. La voce che un leone viveva con le gazzelle si sparse per tutta la
foresta e molti animali andarono a vedere quello che per alcuni era una
stranezza, un abominio, per altri un prodigio. Arrivò anche una giovane leonessa
che, quando vide Leo, sentì balzare il cuore. Anche a Leo balzò il cuore. Si
avvicinò e cominciò a corteggiare la bella leoncina.
Questo lo sapeva fare da leone e non da pecora. La leoncina si fermò nello
strano gruppo per qualche giorno. Leo, che ormai ardeva d’amore, le chiese se
voleva sposarlo. “Oh!, Lo vorrei tanto, ma io non sono vegetariana” “E allora? –
disse Leo – Tu mangerai carne ed io erba. “Se ti va bene – rispose la leoncina
innamorata – va bene anche a me”.
Si sposarono nella vecchia tana dove la mamma di Leo era rimasta, trepidando
per il figlio. Ma ora piangeva, piangeva di commozione, la vecchia leonessa.
Gli sposi andarono a vivere in una tana preparata con cura. Erano diversi ma si
amavano. A primavera nacque un leoncino. Il suo primo vagito fu un sonoro.

Re PincoPallo

Gli specchi ci aiutano a consapevolizzare l’ emozione. Ad osservarla. Che faccia ho quando provo disgusto e fastidio?

Il laboratorio termina con un disegno per depositare l’ emozione e canalizzarla nel cognitivo per dare significato all’ esperienza.

Ricordiamoci sempre che queste esperienze si fanno ad Emozionando. Un luogo magico dove ad accoglierci con una magia è MouseMouse il topolino. Lo stesso topolino che ci accompagna nel mondo alla fine dell’ esperienza. Le regole di Emozionando? Rispettare se stessi e gli altri. Cercare di aiutarsi se necessario.

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