ArteTerapie e Counseling Espressivo – Edoardo Giusti, Isabella Piombo – Relazione

Voglio iniziare questa relazione, con il dire che già a partire dal libro, dal tocco delle pagine lisce, dai caratteri grandi accessibili alla mia vista, sono rimasta accattivata. C’ è stato come dire un pre-cont(r)atto bellissimo anche prima di leggerlo. E poi le immagini colorate hanno permesso di riposare la mia vista e di regalarmi momenti di fantasia, di immaginazione.

Sono una Art-Counselor e quello che mi preme dire, è che anche se in questo testo si è parlato soprattutto di Arte-Terapia, molte sono le similitudini e lievi sono le differenze, con l’Art-Counseling. So ben distinguere i confini tra le professioni oggi. So bene inoltre che in questa mia relazione, chi legge, troverà le mie risonanze e ciò che mi porto via, dall’ approccio soprattutto espressivo-creativo. I disturbi, l’autismo, la psicoterapia e quanto altro, li lascerò agli esperti. Qui mi dedicherò all’ espressione, all’ arte, al gesto creativo.

Inizio con il dire, come spunto di riflessione che ArteTerapia, nasce dalla combinazione di due termini. Arte può stare a significare, aggiustare, sistemare, adattare (indoeuropeo) e può significare: abilità di essere, di fare (latino). O ancora significava anticamente, talento, ingegnosità. Ma arte significa inoltre, artefatto, non proveniente dalla natura

Tuttavia l’espressione artistica qualunque essa sia (dipinto, ballo, musica, scrittura, teatro, fotografia…) permette di osservare la realtà più da vicino e coglierne l’essenza.

Terapia, dal greco, significa cura, assistenza, servizio, ricerca del ben-essere e della salute.

In arteterapia, il privilegio è dato alla creatività. Di conseguenza, uno studio di arteterapia, sarà colmo di materiali, di ausili espressivi. Proprio come quello di artcounseling. Da qui si evince che il setting prende uno spazio molto importante ed è un luogo protetto, per accogliere un cliente o dei gruppi.

Le esperienze del cliente in questo ambiente sono soprattutto sensoriali. Egli tocca, sente, vede, annusa, ascolta, gusta, si emoziona…. Si instaura in seguito tra cliente e operatore della relazione d’ aiuto, un’alleanza, un’alleanza operativa.

L’ arte gioca un gran ruolo, perché per molti clienti che non vogliono dialogare o esprimersi a parole, possono creare. Ogni persona in sé racchiude un gran potenziale che un operatore è tenuto a stimolare.

Con un disegno si può contattare l’aggressività. Con la manipolazione della creta si può contattare la tenerezza. La musica ricontatta emozioni e sentimenti. Lo psicodramma permette di far interpretare ad altri i nostri conflitti interni con persone. Una specie di role playing.

Dimenticavo, la fondatrice dell’arteterapia è Margaret Naumburg, di formazione psicologica. Nel 1958 nasce la definizione di arteterapia. I conflitti interni dei clienti sotto forma di arte danno nascita a esperienze interne più verbalmente articolabili.

L’ importanza dell’attività artistica, come processo di guarigione, è sottolineata da un’altra autrice americana e fondatrice dell’arteterapia e contemporanea di Margaret Naumburg: Edith Kramer. Essa vede l’esperienza artistica come mezzo per risolvere conflitti interni.

Per tutti i clienti, l’arteterapia, come l’artcounseling, in quanto forma non verbale di comunicazione, favoriscono un modo di prendere le distanze da pensieri e sentimenti disfunzionali. Gli utenti facilitati da un operatore saranno lasciati in totale libertà creativa, senza giudizio. Solo a volte e se necessario, verranno poste loro domande o impartiti vari input. Per esempio è importante che l’operatore faccia presente al cliente che scrive, che può farlo liberamente senza pensare troppo alla punteggiatura. Il suo mondo interno è degno di attenzione così come viene. L’ operatore non imporrà enfasi sulla bellezza del prodotto, bensì sul processo.

Durante il primo incontro è importante farsi una prima impressione (lato operatore) fissare un accordo, rispetto a ciò che il cliente porta nell’ incontro. Rispetto a ciò che offre l’operatore. Rispetto al setting dove si incontrano operatore e cliente. Insomma creare un rapporto di comprensione, di fiducia e di accoglienza, è importante. Poiché il cliente potrebbe vivere con ansia il primo incontro.

L’ operatore porrà attenzione alle domande da fare. A dove il cliente si siede. A quali materiali sceglierà. Tutto è significativo e veicolo di messaggi. L’ operatore è tenuto ad essere eticamente e deontologicamente corretto, con i clienti ed i suoi colleghi.

Alla fine degli incontri a obiettivo raggiunto, la chiusura andrà fatta in modo delicato. Il paziente potrebbe vedere la fine come un abbandono, per cui l’attenzione si pone su ogni individuo e sulla scelta di come chiudere. Ogni persona(lità) è unica.

Che si sappia, la formazione dell’arteterapeuta e dell’artcounselor è un processo che dura tutta la vita. Cercano continuamente nuove opportunità, nuove esperienze, per migliorarsi, per aggiornarsi.

Ribadisco che anche se il campo di intervento di un arteterapeuta e di un artcounselor è molto simile, a distinguerli ci sono elementi quali: il processo di formazione professionale, la legislazione relativa, il livello di intervento con il cliente e la profondità degli obiettivi. L’ artcounselor se riconosce un livello di patologia è tenuto a fare un invio all’ operatore competente, meglio se orientato all’ espressione per non interrompere la continuità del linguaggio e dell’esperienza per l’utente. L’ artcounselor può inoltre pensare di lavorare eventualmente in équipe o in team, con colleghi quali psicoterapeuti o psichiatri, così da non interrompere il rapport di fiducia con il cliente.

Di fondamentale importanza è che gli operatori si prendano cura di se stessi, non solo degli altri e che si gratifichino anche economicamente. Eventualmente una supervisione dell’operatore è consigliabile dopo tot incontri con i clienti, per il suo benessere psicofisico.

Così ogni operatore che scelga di fare, di essere arteterapeuta, o artcounselor, è probabilmente, una persona, accogliente, empatica e soprattutto creativa. Amante del gioco e del mettersi in gioco. L’ operatore alle prime armi ha bisogno di fidarsi sicuramente dell’utente, e soprattutto è necessario che si fidi di se stesso, delle sue intuizioni. Si tratterà di essere con l’altro, senza diventare l’altro. Prendere spunto da colleghi o da testi, per i primi esercizi o esperienze da far fare ai clienti, è un ottimo modo per poi trovare il proprio stile e modellarlo su di sé.

Creare un proprio stile operativo, richiede tempo, energia e passione. Ma investire, per diventare sempre più se stessi, come dice Maslow… E’ un bel progetto.

L’ arte aiuta a dare un nome a ciò che un nome non ce lo ha. L’ atto creativo, stimola, interroga, così da trovare molteplici risposte.

Io la risposta l’ ho trovata…

Il ponte giapponese: Claude Monet. Foto dal web.

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