La relazione che cura – Gestalt Counseling e Art Therapy – Margherita Biavati – Relazione

La relazione è un elemento fondamentale, per la realizzazione personale. Così da diventare persone soddisfatte, creative e responsabili. E’ il care giver o almeno una figura di riferimento (genitore), che pongono le basi per una crescita sana. Ci hanno ascoltati e protetti con cura nei bisogni durante i nostri primi anni di vita.

La relazione e il contatto li vogliamo tutti, ma se non abbiamo sperimentato questi elementi da bambini, da adulti ci troveremo in difficoltà a creare rapporti di fiducia e comprensione. Una relazione d’amore, porta energia, gioia e voglia di vivere. Così una relazione cliente – counselor pone le basi per ritrovare una relazione costruttiva tra sé e l’Altro.

Una relazione operatore-cliente è efficace se chi consulta si sente accolto, compreso nei suoi bisogni, nel suo sentire, nei suoi desideri, in maniera autentica e rispettosa. Il cliente impara ciò di cui ha bisogno, con i suoi tempi. Impara a dire no, a rispettarsi, a mettere confini. L’obiettivo è smettere di essere manipolato in relazioni dominanti.

Il cliente piano piano si accetta, si accoglie così come è. Diverso, seguendo le sue intuizioni, prima negate dai condizionamenti ricevuti. E’ difficile essere se stessi in un mondo del “dover essere”. Così piano piano ci si abitua al vuoto, quel vuoto fertile, da cui nasce la creatività.

Cerchiamo di raggiungere il benessere. Benessere è:

  • Sentirsi amati
  • Abilità di prendersi cura di se stessi
  • Scegliere le persone di cui circondarsi e avere relazioni significative
  • Desiderio di contatto autentico con l’Altro nonostante i momenti di dolore

In questo senso possiamo aggiungere che l’obiettivo del lavoro gestaltico, è la realizzazione della condizione di unità tra mente-corpo. Dove la persona si senta libera di vivere pienamente con armonia e responsabilità la sua vita. Dice Fritz Perls: l’unico cambiamento che va verso il benessere, è imparare ad essere esattamente ciò che siamo. Rinunciando a quel continuo lavorio interiore. E’ di fondamentale importanza, l’auto-osservazione sospendendo il giudizio e l’autocondanna.

Il tutto è un processo, per trovare equilibrio e benessere smettendo di autopunirci come genitori esigenti. Ci vuole consapevolezza, responsabilità e creatività. Ci vuole la capacità di ricentrarci nel Qui e Ora. Ci vuole presenza.

Riassumendo possiamo dire che è un processo:

Cosa sento —- Cosa voglio — Cosa decido.

Da qui l’idea che al bambino cui non è data la possibilità di esprimere il proprio sentire, crescerà con la percezione che quello che prova è sbagliato. Avrà difficoltà a rapportarsi agli altri. Chi invece crescerà sapendo che se esprime i suoi sentimenti sarà accolto e ascoltato, svilupperà un senso di sicurezza.

La condizione essenziale per entrare in contatto con l’altro è la conoscenza della propria esperienza interna.

Altrimenti si è in qualche modo manipolativi:

La vittima vuole attenzione su di sé. Si lamenta delegando all’ altro la propria responsabilità.

Il salvatore ha paura di restare solo e quindi con il suo aiuto crea dipendenza dell’altro verso di sé.

Il persecutore: tiene il controllo.

Così il ciclo sano dell’esperienza e della gratificazione può essere riassunto così:

Ritiro: Integrazione vuoto fertile, creatività

Sensazione, identificazione del bisogno dominante

Emozione azione

Contatto soddisfazione, responsabilità

Le resistenze eventuali al contatto, rappresentano comportamenti difensivi appresi in tenera età. Dove la frustrazione conseguente era l’ insoddisfacimento dei bisogni.

Le più comuni resistenze al contatto:

  • Desensibilizzazione: allontanamento del ricordo di esperienze sgradevoli. Il corpo e le emozioni invece ricordano.
  • Introiezione: fare propri concetti esterni.
  • Proiezione: Noi percepiamo la realtà e le diamo significato a partire dal nostro specifico modo di vedere, i nostri schemi, i nostri filtri.
  • Retroflessione: agire contro noi stessi un’energia distruttiva per dei comportamenti che avremmo voluto portare avanti e invece non l’abbiamo fatto. Il lato buono e costruttivo: rende la qualità dei rapporti responsabili e con senso della misura.

Una relazione con un operatore della relazione d’ aiuto che si prende cura è:

Autentica: l’operatore è presente nella relazione con le proprie qualità umane. Fa da esempio al cliente.

Empatica: sente i problemi dell’altro, ma senza diventare l’altro.

In conclusione la Gestalt è un modo di vivere, tra dialogico o unita ad esperienze con ausili espressivi (scrittura, danza, teatro, scultura, pittura …) per mantenerci pienamente umani (Clarkson).

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