Riprendersi la vita…

Potrei raccontarvi che il primo ad interessarsi a questo studio fu John Bowlby. Potrei dirvi che la figura del care giver è fondamentale nella crescita del bambino o della bambina. Potrei parlarvi degli esperimenti di Harlow fatti su delle scimmiette, per vedere se riuscivano a sentirsi nutrite e curate da macchine finte o ricoperte di lana. Macchine che rappresentavano le loro madri.

Invece vi racconterò di qualcosa di un po’ più toccante a mio avviso. Ovvero la ricerca del contatto fisico, che dovrebbe esprimersi tra la madre ed il bambino, tra il care giver ed il bambino, sin dalla più tenera età, se non addirittura sin dalla gestazione.

Per un neonato e ripeto, forse anche prima, il contatto materno è la cosa più importante. A mio avviso più importante del cibo che lo nutre, al contrario di Freud. Egli piange per molti motivi. Prima di tutto se si sente solo o ha paura di qualcosa, egli piange. Egli piange se ha fame, se ha sonno, se ha bisogno di essere cambiato. Qualora non arrivasse nessuno, egli sentendosi in pericolo, si metterebbe a piangere disperato. Non può far altro, non sapendo ancora parlare.

Ed è proprio qui che mi soffermerei io. Il pianto disperato e il non accudimento. Un cucciolo di Uomo, è come un cucciolo di animale, in una giungla. Lì molte sono le minacce in agguato, da solo non potrebbe sopravvivere e allora perché non accudirlo? La madre o il care giver dove sono? La disperazione nel pianto di un neonato può ripercuotersi anche in età adulta. Poiché se sentendosi minacciato non ha nessuno che lo accolga, o che lo conforti, tutto quel che prova, per lui sarà ingestibile. Così i comportamenti di attaccamento sono innati (piangere, attaccarsi). Il bisogno di attaccamento è primario.

Qui mi piace inserire il concetto di base sicura. Come a dire che il cucciolo di Uomo non sopravvivrebbe se non avesse accanto un adulto che se ne prendesse cura. Tale aspetto è una relazione asimmetrica che mira all’ evolvere e all’ autonomia del piccolo Uomo.

Una base sicura è un porto sicuro dove il piccolo sa di poter tornare dopo aver esplorato il mondo in autonomia.

Tutti oramai sappiamo che i bambini si formano tra i 0 e i 2 anni. Che da i 3 in poi e in varie fasi essi si sviluppano. Chi li aiuterà a formarsi sono appunto i genitori o il care giver.

Molto spesso, parafrasando Alice Miller, i genitori inconsapevolmente, sgridando, rimproverando o picchiando i loro figli, innescano una rabbia repressa. Una rabbia inespressa quando i loro genitori facevano loro violenza. Come a dire che i genitori se la prendono con i figli, ma loro non c’ entrano, più di tanto.

Così i rimproveri dei genitori riportano ai rimproveri dei professori, dei colleghi, dei docenti…

I bambini dovrebbero essere accompagnati dalle figure di accudimento sino ai 7 anni. Lì creerà i suoi modelli di comportamento.

Se un bambino fragile sarà trattato con benevolenza ed empatia egli avrà stima e fiducia e potere personale. Avrà delle risorse dove attingere, se in difficoltà o meno.

Se un bambino non verrà ascoltato nei suoi bisogni, egli li rinnegherà e non li riconoscerà negli altri.

Un bambino va RASSICURATO, sempre. L’ angoscia che prova ha senso per lui. E non è dicendogli che se non ci pensa sparisce, che effettivamente andrà via. Un bambino a 5 anni non conosce tutte le emozioni e cosa gli sta succedendo, non sa gestirle. Egli vuole essere rassicurato, ascoltato, capito. Egli ha bisogno di empatia, in questo modo la svilupperà.

Un bambino ha bisogno dei suoi tempi. Non è dicendogli sbrigati che imparerà, a casa, come a scuola.

Ai rimproveri il bambino reagirà con urla, calci, o buttandosi per terra. Il bambino prova vero dolore, vera frustrazione. Va ascoltato, va capito, va rassicurato. Addirittura potrebbe aprirsi un dialogo.

E’ importante che i genitori imparino a dare dei limiti costruttivi ai propri figli. Poiché non sapere dire di no, è il riflesso della loro infanzia, dove il rifiuto era di prassi. Spesso i bambini sono confrontati al tono di voce e all’ emozione che c’ è dietro alla richiesta dei genitori. Ai bambini vanno spiegati quei no e quei non.

I figli hanno bisogno di amore incondizionato. Senza se e senza ma. Poiché anche la violenza verbale o fisica sono comunque violenza. E nessuno merita violenza. Anzi merita amore e accettazione. Se queste mancano, si cercherà amore e approvazione all’ esterno. Poiché dentro il figlio non le avrà sviluppate.

Non sono i genitori che debbono essere compresi, bensì il contrario. Poiché un tempo i genitori sono stati figli ed è lì che avrebbero dovuto chiedere comprensione e amore.

Quando i genitori si sentono impotenti davanti ai loro figli, è perché loro stessi da bambini si sentivano impotenti davanti ai propri genitori. Così quello che i genitori non hanno potuto dire da piccoli, lo diranno ai loro figli.

Ci ho tenuto a parlare di Alice Miller, perché secondo me è fondamentale, fare chiarezza interiore. Per quanto mi riguarda ho capito molte cose. Grazie ad Alessandro che mi sta accompagnando. Ho sentito e provato, molte cose. Ho fatto molta esperienza su di me. Sto perdendo amici, ho perso conoscenti. Mi hanno detto sei cambiata. Insomma forse non sono più manipolabile. Poiché quando ti rimetti in contatto con te stessa attraversando il dolore, capisci che puoi perdonare te e chi ti ha fatto del male, anche inconsapevolmente. Così da un po’ di tempo vivo più libera di poter scegliere a chi attaccarmi. La verità sta prendendo il posto dell’illusione del diniego, dell’idealizzazione.

Ci vorrà tempo lo so, tra solitudine, pianti e rabbia… Ci vorrà tutto il tempo di cui ho bisogno. Tutto il tempo necessario per diventare finalmente un’adulta. Un’ adulta che sta integrando tutte le sue parti. Parti di luce e parti di ombra. Il fine ultimo? La mia interezza.

La vita mi ha messo davanti molte prove in questi ultimi 5 mesi.

E tu come sta?

Coerenza, ascolto ed emozioni sono la base di una vita più sana…

Verifica 17 – 06 – 2017

 

 

 

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