Un tulipano per cappello? Dipende dalla prospettiva

Immagina, di indossare un cappello. Magari uno rosso. Magari a punta e con la cresta. Un cappello rosso con la cresta che ti trascini dentro le emozioni. Un vortice di emozioni, piene di sentire.

Immagina, un problema. E poi spezzettalo. Guardalo da ogni prospettiva. In alto in basso, a destra a sinistra, in verticale e in orizzontale. E poi non so, pensa a questo problema spezzettato con l’ ausilio di altri cappelli: bianco i fatti, giallo l’ ottimismo, nero il giudizio negativo, verde la creatività, blu il conduttore. Immagina quindi che il tuo problema spezzettato abbia assunto la forma di un arcobaleno. Come ti sembra ora per affrontarlo? E se per miracolo domani non lo avessi più? Cosa faresti? Cosa accadrebbe?

I problemi fanno parte di ognuno di noi, dal più banale al più complesso. Ma chi può decidere se sia banale o complesso? Io oserei dire che sta tutto nel come lo affronti. Sta tutto nel come rispondi all’ evento. Puoi respingerlo, nasconderlo, farlo crescere. Puoi invece prenderlo di petto e spezzarlo, per risolvere passo passo, e capire cosa vuoi veramente farne. E’ tua la responsabilità.

Io spesso nella mia vita i problemi li ho fronteggiati. Altri invece li ho nascosti. Altri ancora li ho procrastinati. Oggi consapevolizzo che ogni volta che ho deciso, che ho scelto di affrontarli, ho fatto bene. Perché mi sono rialzata, perché mi sono rinforzata, perché ho creato una competenza dai miei sforzi: la resilienza. Ho creato un’ opportunità dietro un fallimento. Mi sono messa in gioco. Ci vuole coraggio. Tanto coraggio. Perché pochi sono disposti a venire con te, e questo spaventa.

La solitudine spaventa. Poi invece ti accorgi che non è la solitudine a spaventarti. E’ la luce che hai dentro che spaventa. Tu vedevi solo nero, mentre c’ è tanta luce che esce dai tuoi problemi. Problemi come ferite. Problemi come feritoie. I problemi non fanno paura. E’ la luce che esce da loro, che ti intimorisce. I problemi sono diamanti in mezzo al mare del cambiamento. Sta a te capire come navigarli. Si possono navigare i diamanti? Usa il tuo pensiero laterale. Proprio quello, accanto a te, sposta lo sguardo, sì proprio lì.

I problemi che ho affrontato, mi hanno resa un po’ alchimista di me stessa. Li ho trasformati in oro. Il piombo non mi piace. Ho già i piedi ogni tanto così. Piano piano delicatamente. E un po’ controllanti.

Ah il controllo, la rigidità, il giudice. In tre fanno uno. Ho imparato ad accoglierli/o. Poiché mi hanno aiutato. Ci vuole controllo per vedere dove cammino (a Roma sicuro). Ci vuole attenzione per non farmi investire dai motorini, dalle macchine e dai passanti. Ci vuole controllo e disciplina per lavoro e per studiare. Dall’ altra parte, so che giudice e rigidità, danno fastidio e irritano. Irritano perché sono regole e impegno. E non sempre si ha voglia di impegnarsi.

Il giudizio, le regole, la prudenza, sono anche portatori di efficienza. E come suggerisce Alessandro, l’ efficienza allontana la minaccia. Per cui l’ efficienza è un’ efficienza mirata a non farsi rimproverare o minacciare appunto. Dall’ altro lato efficienza e regole, sono punto di riferimento e affidabilità, quando mancano, si vede, si sente.

Per cui direi che bisogna considerare ogni cosa, su vari cappelli ops, su vari livelli e giocare. E’ giocando che capisci che ruolo hai.

Che ruolo voglio interpretare io ora?

Voglio essere un tulipano, mi chiudo e mi apro per fiorire a primavera.

Il sentire è un mio canale, una mia modalità, forse il mio stile.

E tu? Che problema hai? Come lo affronti, con il cappello color… ?

Con umanità.

Sarah.

Ma se tu vedessi l’uomo
Davanti al tuo portone
Che dorme avvolto in un car-tone
Se tu ascoltassi il mondo una mattina
Senza il rumore della pioggia
Tu che puoi creare con la tua voce
Tu pensi I pensieri della gente
Poi di dio c’è solo Dio

Vivere nessuno mai ce l’ha insegnato
Vivere non si può vivere senza passato
Vivere è bello anche
Se non l’hai chiesto mai
Una canzone ci sarà
Qualcuno che la canterà

Perché perché perché perché
Non vivi ora!

 

3 pensieri su “Un tulipano per cappello? Dipende dalla prospettiva

  1. Il mio cappello sarebbe un ciclamino selvatico, se fosse possibile con tutto il bulbo in testa, per ricordare quanto è importante essere ben piantati a terra. Affronto i problemi parlandone e ingegnandomi per una soluzione, perché ho difficoltà ad accettare le cose che a volte non possono essere cambiate.

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