Ma tu ce vedi o nun ce vedi?

Ed eccomi qua a riprendere piano piano possesso di me. Possesso inteso, come possesso del mio solito fare, delle mie attività. Sono stata male per 3 giorni e oggi è il giorno di recupero.

Recupero a gradi, piano piano. Sono stata lontana dai dispositivi tecnologici, e dalle attività che mi piacciono. Sono stata lontana dal mio lavoro. Sono stata lontana.

Quello che sto per scrivere qui lo chiamerei uno svelamento. Dopo 7 anni di blogging personale, ho deciso di farlo. Noto sempre più persone che dubitano di quello che dico loro, sulla mia salute. O che comunque non gli danno il giusto peso.

Ho avuto l’ emicrania, un’ emicrania generata da vari fattori: il tempo, il clima, lo stress, il ciclo, l’ energia negativa… Beh non c’ è un evento specifico. Ci soffro da quando sono piccola. E non è né bello, né un bel sentire.

Immagina il tuo braccio sinistro che si appesantisce. Immagina un formicolio, dalla spalla alla mano e vice – versa. Immagina l’ occhio sinistro che inizia a tremare e a vedere puntini bianchi e neri, come quando lo schermo della tv non ti fa vedere più il tuo programma televisivo preferito. Beh io non lo immagino, ascolto e vedo i sintomi. Capisco che mi sta venendo l’ emicrania.

Dicevo che ne soffro da quando ero piccola, e quando sei piccola ti spaventi un po’, non sai cosa ti stia accadendo. Così, via con i controlli vari.

Oggi che sono adulta, almeno ci provo, so e riconosco, che quello che posso fare è prendermi le gocce e mettermi a letto, al buio, lontano da tutto. La mia emicrania quindi ha 3 fasi: Disturbo fisico e sensoriale; dolore forte alle tempie e alla testa con movimento circolare; recupero graduale, al terzo giorno. Come dire, non è un’ emicrania di quelle di quando non vuoi fare chic to chic con il partner.

Lo svelamento poi, consiste nel dire che io sono nata con un handicap visivo. Quindi dalla nascita, io ho la corioretinite. da toxoplasma. Non è proprio una passeggiata. Vedo 1/10, e ringrazio di poterlo fare. Vedo 1/10 con occhiali o senza. Per cui quando mi chiedono ma te ce vedi o nun ce vedi? Mi verrebbe da rispondere: vedi d’ anna’ affanc. 

E’ difficile capire cosa ho, quando mi si vede, perché fondamentalmente non lo do a vedere, (forse sbaglio). Perché faccio tutto in maniera autonoma. Perché non mi lamento e non gioco a fare la vittima. Solo che mi sono resa conto che mancava un pezzo di me da svelare. Poiché io sono anche questa. E sono stanca di giustificarmi. Ho dei limiti, dei limiti che vanno rispettati. Se dico una cosa, è perché c’ è un motivo ben valido. Ringrazio i miei e soprattutto mia madre, per avermi educata a essere il più autonoma possibile.

Solo manca una cosa da dire e oggi voglio proprio iniziare da qui: che io sia abbastanza autonoma, non significa che non abbia un limite. E che quando chiedo una mano, è perché ne ho veramente bisogno. Noto però, distacco se: chiedo un passaggio; chiedo degli ausili specifici per fare quello che ho da fare; dico che certe cose non me la sento di farle; non riconosco le persone o le saluto 4 volte; sto male…

Insomma sono un po’ stufa di giustificarmi ogni volta sia con chi non mi conosce, sia con chi mi conosce e anche bene.

Per favore non ditemi che queste persone sono ignoranti o stupide, non penso sia il reale motivo. Penso invece che, non abbiano veramente voglia di fermarsi ad ascoltare a 360 gradi. Non c’ è empatia. Non si tende la mano, per accompagnare. Sarebbe tutto più semplice se si dedicasse del tempo ad ascoltare e a capire cosa si sta dicendo. Magari ricordarselo.

Io non sono il tipo che si piange addosso, forse non lo sono più. Per cui essendo stanca, ho deciso di svelarmi a voi, e di svelarmi soprattutto a me stessa, io sono anche questa! Questa con i suoi limiti, con le sue paure. Con le sue paure di perdersi, di non trovare la strada, di non sapere come fare. Che poi invece ce la faccio, SEMPRE. Poiché quelli che non la danno vinta come me, le cercano e le trovano le alternative e le soluzioni. Quelli come me sono resilienti. Vanno e vedono oltre.

Se ci penso poi, sorrido. Sbrigati mi dicono, mentre attraverso sulle strisce pedonali ed è verde. Oppure ti guardano, vorrebbero dirti di darti una mossa, ma non te lo dicono… Oppure ancora, si comportano come te, non ti vedono, non ti salutano. Solo che tu non ci vedi davvero, loro non lo so… Ah sì hanno fretta, sono distratti… Ma tutta questa fretta per…?

Sono lenta? Alla fine non credo. Credo piuttosto di vivere il mio tempo, il mio processo. Sono nel flusso. E forse tante cose non ho neanche bisogno di vederle. Quello che oggi per me è importante è che io mi veda, mi veda veramente per quello che sono. Ed io, io sono anche questa!

 

10 pensieri su “Ma tu ce vedi o nun ce vedi?

  1. Capisco pienamente. Tutto. Hai fatto bene a scrivere e ribadire Questa cosa. Gli altri non hanno voglia, non hanno tempo, non vogliono menate, sfuggono perché meglio non sapere, si sta meglio a non sapere. Io posso solo mandarti un abbraccio e sperare tu possa stare un po’ meglio presto 😊

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  2. E prendilo tutto il tempo che ti serve. O il tempo che vuoi. O il tempo che ti piace.
    E a chi non ti vede per quello che sei, mandalo davvero “affanculo”. Che di certa gente si può sempre farne a meno, specialmente quelli che non vogliono vedere e non vogliono sentire.
    Un abbraccio!

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    1. Oramai sì sono stata per troppo tempo, troppo gentile, troppo educata, alla fine non serve a tanto. Mi divertirò a sperimentare quella cattiva, quella maleducata. E poi farò un mix! 🙂 Grazie per il tuo contributo! 😉

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    1. Diciamo entrambe, senza generalizzare e senza farne di tutta un’erba un fascio. In quanto a disagio, non lo è poiché l’ ho superato grazie alla crescita personale e alla mia attuale formazione in ArtCounseling. Lo chiamerei piuttosto malessere sul momento quando capita. È anche responsabilità mia, lo farò presente finché non se lo sono imparato a memoria! 😉 Grazie per la riflessione.

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        1. Ci sono, ci sono le persone gentili e comprensive. Solo che a volte se lo dimenticano. O non è di moda, solo perché la massa afferma che non lo è. Ne vedo tante di persone così. Si lasciano trascinare da chi dice loro che comprensione ed empatia non servono oggi. A me ‘spiace. E poi alla fine con lucidità so che, sono quelle che feriscono che fanno crescere. Ovvio è, che un abbraccio e un sostegno ci vogliono, solo per il gusto di respirare. 😉 Ti abbraccio.

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