Sulla gestione dei conflitti – Make a change!

Così ora, adesso e di punto in bianco, una scintilla, mi fa venir voglia di parlare della gestione dei conflitti. Ops, parlare, non è il giusto termine. Direi piuttosto, mi viene da scrivere sulla gestione dei conflitti.

Okay, se andate sul web e digitate “Gestione dei Conflitti”, vi sbatteranno in faccia i favolosi 7 modi per; 1o cose che non sai su; come gestire…. E chi più ne ha più ne metta.

Beh io qui invece farò una riflessione, su quello che vedo ogni giorno guardando gli altri. E cosa accade a me, quando mi trovo in conflitto con me stessa e/o con gli altri.

Riassumendo, credo che quando siamo in conflitto ci comportiamo come dei bambini. E se potessimo farlo, ci butteremmo per terra, scalciando, scalpitando ed urlando. In breve vorremmo attenzione e ascolto. Per me è così. E’ come regredire un po’. E’ come non riuscire a sintonizzarsi

Per esempio oggi, ho avuto un conflitto telefonico con la referente di una struttura che riscontrava problemi, e vedeva nel nostro servizio un malfunzionamento. Quello che ho fatto è: ascoltarla, lasciarla parlar e poi siccome lei mi trasmetteva ansia e non riuscivo a risolverle il problema, le ho detto: “Ho capito, non sono preparata sull’ argomento, mi informerò, mi dia tempo e lo sa cosa, mi sta mettendo ansia…” In sostanza nell’ apparente mia “cafonaggine” nel fornire assistenza, l’ ho fatta zittire. Ha capito che il suo modo esagitato io lo percepivo. Le ho detto la verità.

Questo per dire che la “Gestione di un conflitto” per me è accogliere e dire quello che è. Con un corretto tono di voce. Accogliere, quindi, perché gestire è troppo macchinoso. Mentre l’ accoglienza, mi porta a mettermi in moto per risolvere.

Come è andata a finire? Beh, mi sono messa lì, ho tentato di capire, riflettendo prima da sola, e poi andando a chiedere un consulto ai miei colleghi. Infine ho scritto le mie scuse nella mail e ho dato la risoluzione del problema.

La referente tra l’ arrabbiato e lo stressato, mi aveva “vomitato” tutto il suo dissenso… Essere stata in grado di empatizzare  e poi di prendere le distanze, mi ha fatto piacere. Io assorbo molto nel bene e nel male ed oggi invece ho gestito! Ho accolto, ops… 😉

Quando si è arrabbiati, rancorosi, pieni di risentimento. Quando non si ragiona, ma si parla solo con tanta collera, “vomitando” di tutto, non si può pensare di fare qualcosa di buono. Almeno per me è così.

Io sto imparando a gestire i conflitti, nel campo lavorativo, come in famiglia e con gli amici. Con i conoscenti e le persone che incontro per strada…  Dico sto imparando, perché è qualcosa che si impara. Anche se poi scappa qualche parolaccia, qualche battuta, l’ importante è esserne consapevoli. Questo è essere adulti.

Molti si credono grandi, adulti, maturi, indipendenti, consentitemi “fichi”. Ci sono quelli che “so tutto io”. Oppure quelli che siccome hanno studiato lì o là, sanno. Io penso che la vera Scuola sia la Vita che sperimentiamo. L’ ho già detto. Anche io sono orgogliosa dei miei trascorsi. Sono orgogliosa di aver vissuto per 20 anni all’ Estero. Di aver vissuto laddove il calore umano scalda più del sole nel deserto di giorno. Di portare un nome di origine anglosassone o ebraico che dir si voglia.

Sono orgogliosa di come si stanno evolvendo le cose per me oggi. E perché lo sono? Perché ho in me la voglia di capire. Ho in me una grande motivazione intrinseca. E non lo faccio perché vincerò un premio materiale. Lo faccio perché voglio raggiungere la mia serenità interiore. E’ questo il mio motore!

Il segreto per gestire i conflitti? Guardarsi dentro. E consapevolizzare. Guardarsi dentro e scavare. Guardarsi dentro e ascoltare la nostra voce interiore. Il nostro inconscio. Io in giro vedo tanta rabbia… Oggi sul bus per tornare a casa, guardavo una signora che parlava al cellulare arrabbiatissima. Tanta rabbia e tanto dolore, davvero…

Bisogna agire e prendere in considerazione i dati di realtà oggettivi. E non i dati allucinatori.

La migliore dieta ragazze? Fare pace con se stesse. Se le emozioni le fate fluire, non mangerete qualsiasi cosa.

Porterò per 7 mesi l’ apparecchio. Ho diminuito il cibo e bevo molto. Ecco la risposta alla’ accoglienza dei conflitti. Altrimenti mi sarei dovuta mettermi ad urlare o avrei dovuto  buttarmi per terra come i bambini: “Non voglio l’ apparecchioooo!” 🙂

Il cibo riempie una carenza a volte. Riempie un vuoto che non sappiamo come colmare.  Forse invece considerare il vuoto come punto per ripartire sarebbe cosa sana. Così che questo vuoto possa essere riempito delle nostre esperienze più significativo.

I conflitti sono un’ opportunità! Gestirli o accoglierli, significa attraversarli. attraversarli significa dolore ed esperienza. Il premio? La serenità.

Quando fai pulizia dei personaggi del tuo condominio interiore, fai pulizia anche di chi frequenti. Poiché non fai altro che incontrare parti di te.

Make a change!

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