Sarah Maria

JamesLa storia che sto per raccontare prende spunto dalla mia vita e non è liberamente tratta, ne’ troppo romanzata, semplicemente è, è semplicemente la mia vita.

Tutto inizia, nel lontano 1976, era un  pomeriggio, freddo ed invernale, in una cittadina dello Berdfordshire, Bedford distante circa 7o km da Londra.

Una bimba piccola, piccolissima, stava per nascere. Si sarebbe chiamata Sarah, Sarah Maria. Proprio come il titolo di una ninna nanna cantata dal musicante e cantastorie, James Taylor.

Era il 26 gennaio, del 1976.

Questa bimba, era piccolina. Giaceva comoda anche in 2 palmi di mano. O forse solo uno. Secondo i racconti dei genitori era dispettosetta, era arzilla, e già sapeva il fatto suo. Un giorno la bambina non riuscì a cogliere bene ciò che vedeva accanto, e davanti a sé. Questo fatto toccò profondamente il cuore della sua nonna paterna. Almeno questo narra la leggenda. Fu immediatamente portata dalla stessa all’ oftalmico. Era una torrida estate romana. Sarah Maria aveva sei mesi.

Questa bambina, non ci vede, fu la frase dei medici – oculisti. Furono fatti molti accertamenti. E si comprese che cornea e retina non erano sane. Si comprese che forse Sarah Maria ci vedeva, ma solo parzialmente. Fu curata. Furono dati medicinali. Tutto si sistemò, nel migliore dei modi. Sarah Maria vedeva, vedeva quel poco che sarebbe bastato per vivere una vita abbastanza normale. Normale, non si sa cosa si intenda, comunque… Normale.

Si esercitò molto Sarah Maria. Ginnastica per gli occhi. Visite annuali dai migliori oculisti (Ginevra, Roma). Furono anni di “addestramento”da parte dei genitori, che non volevano che la loro figlia si arrendesse. Le dicevano spesso che a casa sarebbe stata in una zona protetta, ma fuori il mondo è vasto, bisognava sviluppare molti strumenti per affrontarlo, nel migliore dei modi.

Sarah Maria cresceva. Cresceva con le prese in giro, dei bambini, dei compagni, dei ragazzi, delle ragazze. Cresceva con quel complesso di impotenza, di quando qualcuno ti descrive come e chi sei, e tu la diretta interessata ci credi… Perché a 7 anni non sai ancora cosa rispondere. perché a 16 anni ti dicono che sei sensibile ed educata, e non si risponde a tono. Perché soprattutto prima, verso i 3 anni, non sai ancora chi diventerai.

Sarah Maria si poneva tante domande, sulla normalità. Osservava gli altri e si chiedeva perché molte cose che la riguardavano non erano comprese. Si chiedeva perché non veniva compresa, quando chiedeva scusa, perché non aveva salutato X o Y, non avendoli visti o riconosciuti. Si chiedeva perché si sentiva così in colpa.

Sarah Maria, una cosa ce l’ aveva, soffriva dentro, ma non aveva mai esternato la sua rabbia verso chi la faceva soffrire. Sapeva che era lei che consentiva agli altri di ferirla. Sarah Maria non era ancora consapevole come oggi, ma, sapeva che all’ aggressività altrui non si poteva rispondere con altrettanta aggressività.

Sarah Maria era il suo nome completo dunque, ma all’ anagrafe fu inserito solo Sarah, come a dire che la parte più spirituale sarebbe stata messa da parte. Beh per molto tempo lo fu. Oggi, invece anche se quell’ altro pezzo di nome non c’ è, si sta sviluppando la parte spirituale, che contrasta con la razionalità. Tutto ha più senso.

Sarah dunque, crebbe con un po’ di problemi di tipo esistenziale. Ovvero in un mondo così normale lei cosa avrebbe potuto vederci? Bella domanda no? Passò tanti anni così, in standby…

Oggi, che scrivo queste righe e ogni tanto mi rileggo, scopro che alla fine forse è meglio che io… non veda tutto, o veda parzialmente, altrimenti mi incazzerei di più. Vedere è importante per l’ Occidente. Mi chiedo io, ma oggi le persone si vedono realmente? E voi cosa vedete? Cosa mi potete raccontare del Mondo?

Quella ragazza che oggi è donna, lo avrete capito se mi avete letta sin qui, sono io… Io che oggi dopo tanto tempo di permanenza in questo blog, si sta svelando. Non è semplice per me parlarne. Non è semplice per gli altri starmi ad ascoltare. Ma soprattutto essi credono che siccome io sono autonoma allora, io no abbia nulla. E invece purtroppo c’ è molto….. Tutto oggi si fa con gli occhi…. Ed essendo io, né totalmente cieca e né totalmente vedente è difficile per me spiegarmi…. Non esiste un ausilio che mi faccia vedere benissimo. Esiste solo il mio spirito di adattamento, la mia volontà di trovare un metodo per me, valido per vedere. Io personalizzo, ciò che per altri all’ apparenza sembrano passaggi lunghi, strani… Ma se per me funzionano, che male c’ è?

Mettere, nero su bianco questo problema, per me è importante. Lo vedo comunque sempre meno come un problema, una difficoltà. Anzi è un’ opportunità. Non posso guidare, non posso vedere da lontano, saluterò 4 volte al giorno la stessa persona, non riconoscerò subito persino mia madre…. E pazienza… Chi vuol capire, capisca….

Alla fine è così…. Mi è andata così…. E oggi posso dire che mi sta bene così…. Ho imparato tante cose….. Tantissime cose….  E mi sento un po’ come dire sensitiva grazie all’ amplificazione di tutti gli altri sensi, sviluppatisi per me.

Capisco inoltre che non è importante cosa vedi, perché la realtà è dentro di te. Non è importante cosa vedi, perché la realtà è solo il rispecchiamento della tua interiorità. Non è importante cosa vedi, perché la realtà non esiste, la realtà sei tu. Il mondo non è altro che lo specchio di ciò che sei, e di ciò che senti.

Io sono Sarah (Maria ) e vedo quel che sento, dal profondo di me. E se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’ anima, io allora ho la mia anima accanto, che mi guida giorno dopo giorno, sento la sua mano ora sulla spalla, perché lei lo sa che mentre scrivo un po’ sono triste. Ma sa per certo che sono resiliente, e che anche domani mi rialzerò…

Scusatemi lettori se oggi sono più malinconica del solito (se vi ho trasmesso malinconia), cercate di capirmi…

Ci sarà sempre qualcuno che non comprenderà una tua scelta.
Ma si sceglie per proseguire … non per essere compresi !

– J. Dicker –

Un bacio. ❤

 

5 pensieri su “Sarah Maria

  1. Sarah Maria questa storia e’bellissima e grazie di averla raccontata. Non mi ha rattristata affatto, mi ha dato invece tanta forza e consapevolezza che la vita davvero non e’cosa facile. Un abbraccio grande. Ps. meglio essere salutati 4 volte che zero!

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