Il mio nome è Sarah con l’H – Svelamenti e fantasia

Caro lettore eccomi qui a parlare un po’ con te.

Sento di dover dire molte cose, forse più di quanto io stessa possa ammettere. Ed è con te che voglio confidarmi, sì ho scelto proprio te! E’ come se soffrissi tutto il dolore di questo mondo. E’ come se portassi dentro me il dolore di questa terra. E’ come se volessi fare qualcosa ma, una forza assurda e potente mi trattenesse.

L’ Amore, eh sì, l’amore è probabilmente l’unica arma che potrebbe combattere ad armi pari, questa forza. Armi pari…in realtà non sono molto convinta, poiché credo che l’amore abbia una percentuale di vincita maggiore, o no? Ehi!? Sto parlando con te! Sì con te! E non guardarmi così con quei due occhioni che sembrano dirmi:” Sei pazza! “Aspetta, fammi riflettere… In fondo un po’ di pazzia è in tutti noi no? Ne parlava Pirandello, e ancor prima Shakespeare! Certo ma c’ è da dire che i loro personaggi eran fittizi, ed io invece sono reale! Già, la realtà…Ma cos’ è infondo la realtà. Aiuto. Mi sto perdendo…!
Torniam a noi, dunque dicevamo, l’Amore….

E’ un tema molto diffuso, un tema narrato e discusso da autori cantanti e filosofi. Io non appartengo a nessuna di queste categorie, però perché non posso cimentar mici…ad un punto fermo potrei arrivarci anch’io!
Voglio raccontarti, mio caro lettore, di un giorno in cui stavo leggendo, e mi sono addormentata sul letto. Ho fatto un sogno. Un sogno molto significativo, e sono speranzosa se ti dico, che non voglio dimenticarlo mai! Me lo auguro viva

I
Beneficus

E’ una splendida giornata di sole, una leggera brezza soffia, ed io mi sto godendo questo momento, tra fiori alberi e bambini che giocano felici sul prato. Mi trovo a Villa Borghese, a Roma, una delle tante domeniche pomeriggio in cui non so cosa fare. Ma è primavera ed ho deciso di risvegliarmi alla vita di reagire, perché caro lettore sono triste e delusa, nulla di più.
Assaporavo dunque, questo delizioso attimo, quando un anziano signore si avvicina a me con aria incuriosita. Mi guarda, mi squadra direi, in maniera gentile ammetto però. Comincio ad osservarlo anch’ io mi invento la sua storia, gli do un nome immaginario, Beneficus, non può avere più di settant’ anni. Mi piace…scorgo nel suo viso molte risposte. Vorrei parlargli, ma sono troppo timida. Invece con mia grande sorpresa e gioia, è lui ad iniziare. Si siede accanto a me, chiede il mio nome! Domanda retorica intuisco io, lo conosce già. Mi dice:” Sarah?” Per un attimo a disagio rispondo tremante:” Sì. Ma come…?” E lui con molta non chalance, mi prende la mano dicendomi di stare tranquilla.
Tranquilla? Facile per lui, non sa che invece il mio animo è in questo periodo l’amata sede dell’irrequietezza e dell’ansia. Cosa crede, di saper tutto lui…?
Pareva proprio di sì. Mi disse che ero stata io a chiamarlo, e che aveva cercato di fare il prima possibile. Io? E quando? Non ricordavo. Mi disse che ormai non aveva più importanza, era lì. Mi avrebbe ascoltato, e sarebbe rimasto al mio fianco per tutto il tempo che serviva. Sentivo che qualcosa di bello e speciale stava iniziando. Non sapevo se esserne contenta o spaventata. Optai per la prima. Dopotutto perché guardare alle cose sempre in maniera negativa, avevo deciso di reagire, di dare una svolta alla mia vita…! Beneficus mi vide perplessa ed insicura. Così decise di incoraggiarmi dolcemente. Mi chiese di raccontargli la mia storia.

II
Sarah Maria

Diedi inizio al mio racconto presentandomi: “Il mio nome è Sarah con l’H”, lui mi fece eco dicendomi “Beneficus, piacere.” sussultai, ancora una volta mi aveva sorpreso. Si chiamava come avevo immaginato io. Ma niente ormai mi sorprendeva più. E sorridendomi divertito mi incitò a continuare.
“Dunque, mi chiamo Sarah, in realtà Sarah Maria, da una canzone di James Taylor un cantante americano che ai miei genitori piaceva e ancora amano molto. All’ anagrafe però si son sbagliati e del mio nome non ne è rimasto che Sarah.” Mi guardava assorto e interessato, ed infine mi chiese:” Sai cosa significa il tuo nome?” Risposi di sì, dissi che proveniva dall’ ebraico, e che significava principessa. Era il nome della sposa di Abramo. Egli annuì soddisfatto, e aggiunse che Sarah divenne anche se in tarda età una buona madre. “Secondo me lo saresti anche tu. Esprimi molto amore e fiducia nel prossimo. Qualità rare oggigiorno.” Mi disse dolcemente. “Devi solo crederci!”
Credere nelle cose e nel prossimo sono purtroppo fenomeni, presenti in me ma che vengon fuori abbastanza in là nel tempo. Devo instaurare un rapporto capire quale ostacolo o quale persona mi trovo di fronte. Sono molto sospettosa, ma di sicuro propensa a buoni propositi. Non mi arrendo facilmente. Vado avanti per la mia strada, finché non ho capito dove andare e quale obiettivo perseguire.
Beneficus mi disse che dovevo avere più fiducia nelle mie capacità. Dovevo tirar fuori il meglio di me. Credeva in me non so perché ma, credeva in me.
“Ho 33 anni, sono nata il 26 gennaio, il mio segno è dell’aria, acquario. I migliori…” “Sono spiriti liberi, amano sognare ad occhi aperti, ritengono che per loro tutto è possibile. Sono molto sensibili e guai a chi osa ferirli. Desiderano essere amati totalmente.” Beneficus ascoltava attentamente il mio discorso ma volle ugualmente interrompermi, e mi chiese: “Come fai a sapere che tutte queste caratteristiche siano dello specifico segno dell’acquario?” Conoscevo la risposta: “Beh, è un segno d’ aria ancor più particolare degli altri…La sua rappresentazione iconografica è una donna che versa l’acqua. Una figura che anche se libera ama occuparsi degli altri, e quindi dar da bere agli assetati.” “Mmh… Te la darò per buona. Non posso escludere niente alla tua giustificazione. Se non erro per te alla base di tutto risiede l’amore, mi sbaglio?” Il vecchio non si sbagliava. “Esattamente, sono convinta che finché esisterà l’amore vi sarà il rispetto, la bontà, la solidarietà e così via.” Il vecchio saggio, così lo identificavo io, capelli e barba lunghi bianchi come la neve, mi guardava con maggior entusiasmo. Forse gli piaceva cosa dicevo. Ero intellettivamente interessante? Chi poteva dirlo ancora. Ci conoscevamo da pochi minuti, ma in verità sembravano ore.
“Sono una ragazza molto riservata, un po’ timida, molto insicura. Non riesco a stabilire con le persone un rapporto di amicizia istantaneo. Impiego molto tempo. E’ probabile che il tutto risalga alla mia infanzia. Sono stata ferita e derisa da molti.”

III
Parlami di te

Il vecchio saggio mi osservava. Si vedeva che voleva saperne di più. Di fatti mi disse:” Parlami di te e di questa infanzia.”
Non sapevo da dove iniziare. Avevo una tale confusione nella testa! Parlare di me, una cosa tremenda pensai. Non è facile. Soprattutto con un estraneo, dall’ aspetto tuttavia amichevole.
Mi decisi a raccontargli la mia storia.
“Non ricordo con esattezza quando tutto ciò iniziò ma so che ogni volta che provo la sensazione dei ricordi, mi fa male.
Come sai sono nata a Bedford a settanta chilometri da Londra. E lì ho vissuto una parte della mia infanzia, certo i primi tre anni, ma è sempre un periodo di tempo. Non ricordo molto…ero piccola. I miei genitori han filmati di me da bambina e ogni tanto ci piace riguardarli insieme. Le cose cambiarono quando arrivai a Ginevra, in Svizzera. Per i miei era cambiato appena nata ma io è all’ asilo
Che avevo capito, Non ero normale, non ero come tutti i bambini.”
Beneficus mi guardava perplesso:” Non eri normale? Non eri come tutti…? Cosa vuoi dire? Dammi del Tu sarà tutto più facile.”
Io, lo ammetto, non sapevo cosa rispondere…Poi mi decisi a dire:” Beh avevo un problema agli occhi, lo strabismo. I compagni di asilo lo avevano notato ed è risaputo quando si è piccoli si è cattivi. O semplicemente si è sinceri. Ma con me lo erano fin troppo. Ogni giorno all’ asilo era una tortura. Sempre la stessa storia. “Ma perché guardi così?” Anni dopo a scuola:” Perché leggi da vicino? Perché leggi senza occhiali?” “Grandi e piccoli insegnanti e personale mi sottoponevano a questo processo insopportabile. Da cosa veniva tale perplessità nei miei confronti. Ero così strana? Okay, non ero normodotata ma insomma lasciatemi andare…Non vi ho fatto nulla!!”
“Capisci Beneficus come potevo sentirmi fino a 10 anni? Ma non solo a quella età. Durante l’adolescenza vennero a prendermi in giro i ragazzi. Lo avevan fatto anche all’ asilo, i bambini si divertivan a farmi dispetti a ridere di me. Non lo auguro a nessuno. Non avevo molti amici questo fatto mi aveva chiusa. A ginnastica non mi sceglieva nessuno come componente di una squadra, non ero forte, dicevano. Ed ecco che subivo umiliazioni dopo umiliazioni. Nessuno mi capiva nessuno. Ero sola contro tutti. Sola verso un mondo indifferente a chi ha problemi reali.
Non era per gioco che ogni santo giorno dovevo chiedere in prestito ad una compagna il suo quaderno perché non riuscivo a copiare dalla lavagna la lezione. Non era un gioco no, ma una tortura umiliante quotidiana. Una perdita di tempo ogni sera. La scuola finiva alle 16h30, dovevo copiare il quaderno ed inoltre studiare. La scuola svizzera in seguito francese funzionava così.”
Beneficus ascoltava, sembrava non essersi distratto un attimo. Difatti mi chiese: “Ti sei mai lasciata andare in quel periodo? Non so droga, sigarette, conosciuto qualche setta…?” Sorrideva gentile mentre me lo chiedeva. Io pensai per un istante poi risposi:” No, non ho mai fatto niente di simile anche se a volte il pensiero mi sfiorava e ancora oggi mi accade di pensarci. Non è così che si superano i problemi lo ho sempre saputo. Ciò che facevo e faccio è pensare molto sul letto, mi lascio un po’ andare. Nei momenti così ascolto molta musica, leggo, esco, compro. Tutte cose molto diverse tra loro, che però mi aiutano a stare meglio. Ho sempre saputo che c’ è chi vive peggio e che riesce tuttavia a sorridere alla vita. A fare delle cose semplici, delle meraviglie. Ah, un’altra cosa che mi aiuta molto è piangere. Magari davanti allo specchio. So bene che sembra sciocco, ma dopo sto decisamente meglio, più carica.”
Il saggio sorrise divertito. E anch’ io gli feci eco. Stavo bene in quel momento. Mi sentivo leggera.
“Allora mi vorresti dire che tenti nel bene e nel male e in qualsiasi modo, di affrontare gli ostacoli con l’aiuto di decisioni che parton da te. Nel senso che non ti fai influenzare dagli altri. Dico bene?”
Sì, pensai aveva perfettamente capito come agivo io. Anche se agli occhi di molti poteva sembrare ozio, crogiolamento, o ripiegamento su sé stessi. Aggiunsi però che spesso ero preoccupata di cosa pensassero di me gli altri. Mi faceva paura.
Al Liceo di Ferney Voltaire in Francia, uno psicologo della scuola mi disse che era normale. Mi spiegò che non vedendo bene non sapevo come la gente potesse vedere me. Era una questione di punti di vista. Nel vero senso dell’espressione. Mi chiese anche se provavo vergogna nell’ entrare in un negozio. Risposi affermativamente. Era tutto normale. Ma non tutti mi credono anzi, per alcuni son esagerata.
“La tua storia è veramente piena di aneddoti …!” sussurrò il vecchio. Era vero riflettei, ma chi non ne ha. Cos’ è la vita se non un libro pieno di aneddoti. Ognuno di noi è un libro contenente una storia. Beneficus stava per pormi un’ulteriore domanda, quando mi chiese: “Ti va un gelato?” Avevo sete, risposi di sì. Avevo parlato così tanto…

Scritto nel 2009 … La mia storia continua… e quanto sono cambiata!!! ❤

 

 

2 pensieri su “Il mio nome è Sarah con l’H – Svelamenti e fantasia

  1. Beneficus è un personaggio molto importante nel tuo sogno lo è stato e credo che lo sarà sempre perchè è una sorta di…. grande sacerdote, tipo un druido celtico che veglia sulla tua anima e sulla tua mente. Sei al sicuro.

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