Un Viaggio chiamato Casa

Ricordi di infanzia, che ogni tanto sfiorano la mia mente come la brezza leggera della primavera in fiore. Eh sì la primavera fa fiorire i ricordi o forse dovrei dire fa riaffiorare i miei ricordi.

Spesso mi trovo a riflettere seduta su una panchina sola ma in compagnia. In compagnia di me stessa ed osservo i passanti frettolosi che vanno. Che vanno in luoghi a me sconosciuti, so soltanto che han fretta. Io no, io non ho fretta e fermo il tempo. Lo fermo con i miei pensieri fatti di ricordi.

Mi ritorna alla mente quanti luoghi ho visitato, quanti posti ho visto. Grazie al lavoro di mio padre,(Alto Funzionario Diplomatico), ho potuto conoscere tante persone. Tante religioni, tante culture. Ho potuto imparare, studiare le lingue. Ho portato con me la conoscenza e la curiosità, come a dire che non esiste solo Roma, l’ Italia il mio Paese di origine.

Io non sono nata in Italia, ma a Bedford ad una 70ina di Km da Londra. E’ stato un periodo fantastico. Ricordo poco, ci ho passato solo i primi 3 anni e mezzo della mia vita. Ma chi mi ha raccontato di quel Periodo mi dice sempre che ero una bambina gioiosa, simpatica, dolce e carina. Che amavo ballare in mezzo alla gente. Che non mi curavo del giudizio dell’ altro, che ero furba ed ottenevo sempre ciò che più desideravo. Io giocavo, ballavo, mi mascheravo, cantavo e suonavo strumenti. Ero libera, fantasticamente me stesa in tutta la mia pienezza!

Poi nell’ inverno del 1979 mi sono trasferita in Svizzera. Non avevo mai visto una città così calma tranquilla e colorata. La Neve soffice e bianca, le Montagne che sembravano parlarti, il Verde dell’ erba e che profumo! Sono rimasta a Ginevra per 6 anni e mezzo e ho conosciuto cosa volesse dire farsi degli amici, ho capito che non tutti i compagni di classe tifavano per me. Ho sofferto per delle situazioni in cui non riuscivo a trovare le parole per spiegarmi. Sì le parole, quelle che oggi proprio non mi mancano.

Nel Natale del 1985 tornai a Roma per rimanerci due anni e mezzo. I più brutti della mia vita. Ed è lì che comprendi che non sei parte della tua città che sei una straniera a Roma, in Italia. Chi ha viaggiato veramente può comprendere cosa provo. Sentirsi a disagio a casa propria, non lo auguro a nessuno!

Fui felice nell’ estate del 1988 di ripartire. Che emozione giocare con il mio fratellino in mezzo agli scatoloni del terzo trasloco. Avevo 12 anni quando arrivai ad Algeri. Che impatto che ebbi. Profumava di terra,quella terra che forse puoi respirare in Sicilia. Quella terra rossa che neanche il tramonto riesce a coprire. Algeri, il mio cuore, almeno un pezzo, lo ammetto è rimasto lì. Ho trovato calore, umanità, forza e coraggio. La solidarietà degli abitanti che nonostante la povertà eran lì ad invitarti a casa loro per offrirti una tazza di quel magnifico e profumato tè alla menta che solo a berlo ti senti il cuore a mille, perché è caldo e la fogliolina soffice di menta ti fa il solletico, là dove gli angeli prima che nascessi hanno posato il loro dito per dirmi abbi cura di te! Qui ho conosciuto le feste, le delusioni le amarezze, la bocciatura a scuola. Ho conosciuto la presa in giro di ragazzini che non avevano meglio da fare che prendersela con me. Mi sentivo sola ed incompresa a volte. Quel ricordo così doloroso spesso emerge anche oggi che sono grande. Sì grande ma cosa vuol dire in fondo esserlo? Però ho anche saputo farmi conoscere per quello che sono. Mi hanno integrato, mi hanno voluta bene. Mi hanno fatto conoscere le prime feste, i primi balli, i primi lenti. Già i lenti. Quel momento in cui tutto si ferma e ci sei solo tu e lui, gli altri intorno neanche li vedi più. Ho avuto amici e amiche Africani che bel momento quello. Quante risate ho lasciato lì, a volte nei momenti più tristi torna l’ eco di quelle fragorose, fatte con il cuore e con la pancia. Non li dimenticherò mai. Senegalesi, Camerunensi, Congolesi … Mi han insegnato a fidarmi, a lasciarmi andare, perché anche io come loro avevo il ritmo nel sangue. Mi hanno aiutato quando non vedevo alla lavagna e non capivo. Mi hanno prestato i loro quaderni, i loro occhi. Mi sono restati affianco quando mi ritiravo in me stessa. Non dimenticherò mai quei loro visi così amichevoli!

Poi, nel 1992, in un agosto caldo e soleggiato, dopo il quarto trasloco mi ritrovo a Ginevra. Un’ altra volta sì. Ma questa volta viverla sarebbe stato diverso. Perché ero nel fiore degli anni, quegli anni in cui dici ma perché non posso scegliere io! Sarei voluta rimanere ad Algeri, nonostante abbia vissuto i momenti più difficili là. Guerra Civile, problemi tra il popolo e il Fondamentalismo Islamico, la guerra del Kuwait che aveva ripercussioni ad Algeri. I coprifuoco, i terremoti. E stata dura, ma ce l’ ho fatta e sono felice di questo. La seconda volta a Ginevra dicevo, ero matura, ero cresciuta. Avevo paura di tante cose, ma ero entusiasta. Ed è quell’ entusiasmo che mi portava a dire che comunque sia ce l’ avrei fatta. Anche se a scuola non andavo bene, anche se a scuola non tutti mi volevano quando a scuola non ero quello che gli altri volevano che io fossi. Eh già la scuola. Ma è un’ altra storia …..
Quando mi chiedono ma non ti sentivi triste a spostarti così tanto? Case diverse, amici e compagni da cambiare, e come hai fatto a studiare a scuola svizzera e poi francese? Tutte le materie hai portato all’ esame di maturità internazionale? La mia risposta è: non è stato difficile avevo ciò di cui avevo bisogno. Avevo la mia famiglia! La mia grande priorità, il mio bene più caro.

Nella vita sono stata in grado di adattarmi ad ogni minimo cambiamento. I traslochi sono stati molti sì. Ma li ricorderò sempre con orgoglio e affetto. Sono felice quando ripenso a quei momenti. Sicuramente un po’ di dolore c’è, ma non è il dolore degli arrivi delle partenze e del lasciare. E’ il dolore di quelle persone che han visto in me una ragazza con la quale prendersela. Con cui poter giocare con l’autostima fragile che aveva. Il dolore di quando tu non hai fatto nulla per meritare il male. Io sono nata con un gran punto di vista diverso e questo lo dovrò accettare altrimenti nessuno potrà farlo per me.

Nei traslochi ho investito tanto e giuro che ne farei altri! Io appartengo al mondo, ogni luogo potrebbe essere casa mia. Dove si posano gli occhi del cuore io lì vedo Casa!

Sarah.

7 pensieri su “Un Viaggio chiamato Casa

  1. la tua capacità di adatta ione è più di quanto non riesca a fare io che sto viaggiando solo da adulta. Non. sto bene ovunque e mi manca il paese che chiamo casa ma capisco perfettamente la sensazione di sentirti un’estranea là dove ti dovresti sentire accolta. Capisco il sentirti a casa in luoghi che non hanno apparentemente niente a che fare con te perché, in fondo, “casa” è dove c’è il cuore. Sono alchimie strane ma quando avvengono qualunque luogo è adatto.

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    1. Eh sì, è un sentire. profondo. E’ qualcosa che solo poche persone possono comprendere e sentire. Grazie per la condivisione è molto bello quando accade con una persona che non ha bisogno di molte parole. O forse una: Viaggiare. Che poi ha molte accezioni. Un abbraccio! 😉

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      1. il viaggio è uno stato mentale innanzi tutto. lo si fa ricordando, sognando, sperando, documentandosi, imparando una lingua, mangiando un piatto nuovo. Chi viaggia senza metterci il cuore, solo fisicamente, per mettere delle tacche e far vedere agli altri quello che ha fatto perde buona parte del divertimento, IMHO. poi considera pute che c’è il viaggio e c’è il trasloco! trasferirsi un’altra città, in un altro paese ha delle implicazioni così profonde ch e per capirlo ci devi solo passare. A volte va bene, altre va male… ma ti arricchisce sempre, impossibile uscirne immutati, uguali a prima!

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        1. Già… Diciamo che forse il fatto di spostarsi ogni tot anni, si perdono un po’ le radici stabili, i punti di riferimento. Tuttavia sono recuperabili negli anni. Io ho un ottimo ricordo. E i miei fratelli hanno proseguito. Uno lavora a Zurigo. Uno a Londra. Io? In una Multinazionale che si occupa di Viaggi. E viaggio di fantasia oltre che fisicamente. Per cui come dire è destino. 😉

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