Simulare e la vita reale

Domani si svolgerà un altro week end formativo del mio Master Triennale in Artcounseling Espressivo e Yogadanza. Ogni volta che so che ci sarà, sono molto felice. Felice di rivedere i miei compagni di viaggio, e felice di rivedere le docenti, tutor comprese.

Ho detto felice, perché è questo il termine più adatto per me. Respiro aria di base sicura, di accoglienza e di supporto responsabile. Respiro energia vitale e mi sento nello stato di grazia. Mi sento come i bambini nei migliori anni della loro vita. Quando giocano e innocentemente sorridono alla vita.

Sono felice ho detto. Felice di aver iniziato tra le altre cose le simulate CUS (Counselor Utente Supervisore). Perché consentono di mettermi in gioco con le mie competenze, e di svilupparne altre. Mi consentono di esercitarmi ad osservare costruttivamente, senza giudizio. E così scopro che il feedback fenomenologico gioca un ruolo importante nelle relazioni e nel qui ed ora soprattutto.

Le simulate….Io ci credo molto. Le prendo sul serio. Come se il mio cliente e la counselor che supervisiono non fossero i miei compagni. Essi sono persone della vita reale che chiedono un supporto emotivo. Non è solo un role play per me. io ci credo. Credo nell’ empatia, nell’ accoglienza, nel tono di voce. Credo nella congruenza e nell’ accettazione incondizionata. Credo nell’ ascolto attivo. Proprio in quel momento. Sì.

Cosa ci volete fare lettori, io queste cose le prendo sul serio, anche quando sono banali e semplici simulate… Perché? Beh perché poi alla prima occasione possono riservirmi fuori. Fuori nella vita reale, così la chiamo io. 😉

Sono a metà del master, del triennio. E tanta strada ho fatto. Non solo perché ho studiato, ho frequentato i moduli, ho letto libri e dispense, ma perché applico. Applico le cose apprese quotidianamente per vedere se ho capito. Per vedere se sono empatica con me stessa. Per sentire come il mio corpo reagisce ad una parola, ad un’ espressione dell’ altro… So ascoltarmi ora… Provo su di me. Attraverso su di me. Solo in seguito così potrò impegnarmi con l’ Altro.

Dico spesso che la strade che ho intrapreso nella mia vita me le sono complicate… Forse oggi capisco come mai. Quando riesco a risolvere qualcosa che credevo insormontabile, io non me lo dimentico più. Rimane scritto, lì, indelebile, nel cassetto di tutte le mie parti.

Io ho un estremo bisogno di dare un senso a quello che faccio e che sento, perché credo fermamente che un giorno possa essere utile a qualcuno, oltre che a me.

E’ una strada tortuosa la mia. E so che è quella giusta. Come mai? Beh, era scritto nei miei geni. Ed io, io li sento! ❤

Una canzone che mi riporta lontano…. Quando facevo tante domande e volevo comprare tutto… Per salvare il Mondo… ❤

4 pensieri su “Simulare e la vita reale

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