Guida al Counseling – Meier e Davis O la valigetta degli attrezzi-

valigetta

Leggendo questo testo mi piace immaginare di veder scrivere Meier e Davis, 2 lettere. Una al cliente, e una al counselor, usando metafore.

Caro Cliente,

Prendi una valigia, mettici degli strumenti. Prendi questi attrezzi e mettili in una cassetta. Prendi questa cassetta e facci un ricettario.

Oggi preparerai un piatto forte, un piatto chiamato cambiamento.

Per cucinare non bastano una valigetta, una cassetta, un ricettario e degli strumenti.

Avrai bisogno di impegno, di volontà, e di motivazione. Soprattutto avrai bisogno di essere consapevole di ciò che vuoi cambiare. Se vorrai cambiare.

In tutto questo una persona potrà se lo vorrai dedicarsi a te, come un cuoco, ti accompagnerà durante la preparazione, del processo.

Questo cuoco assieme a te, vedrà di inserire un po’ di ingredienti e di strumenti. Questo cuoco avrà uno stile, unico ed irripetibile, solo per te.

Tra di voi non potrà mancare: il patto, l’alleanza terapeutica, Il lasciarti parlare, gli obiettivi, l’ascolto a 360 gradi, la capacità di osservazione, i confini e lo spazio – tempo. Non mancheranno l’empatia, l’attenzione centrata su di te. Sarai tu il protagonista quando sarai con lui.

La valigetta si riempirà, gli attrezzi aumenteranno, il ricettario s’ ingrandirà.

Sappi che il cuoco non ti darà consigli, o suggerimenti. Anzi ometterà le troppe domande. Ti ascolterà, ti lascerà autoanalizzarti. Così la valigia seguirà un processo. Questo, il cuoco-counselor dovrà saper amalgamare bene cliente dopo cliente. Poiché ogni cliente è unico. Ogni cambiamento ha i suoi passi.

Caro Cuoco-counselor,

Che sei alle prime armi, tenta di non giudicare il cliente che si è affidato a te. Fa attenzione a non dare nulla per scontato. Tenta di ascoltarlo e basta, al limite riformula. Tu non sei lui. Non hai i suoi sentimenti. So che non è semplice, tuttavia chi ascolta davvero non giudica e non interpreta, allenati.

Allenati a non giudicare da dove proviene. La cultura narra la storia della persona. Non sta a te chiedere di più o supporre su questa provenienza. Potrai essere d’accordo o meno con il cliente, ricorda che il vostro obiettivo è il cambiamento.

Scrivi se necessario, prendi appunti su di lui. Preparati schede che trattino cliente per cliente. Dai loro delle regole, crea rispetto. Qualora non potessero presentarsi fisicamente, consenti sedute on-line, per esempio. Evolvi anche tu con le tue competenze. Il processo è anche il tuo.

Per il tuo successo sia professionale che privato, ti suggerisco di conoscere te stesso, di conoscere i tuoi limiti. Di essere pronto a critiche e a fallimenti. Tutto questo ti renderà più forte.

 Il testo mi ha così permesso di riflettere. Voglio diventare counselor? Sì. Perché? Perché ho sempre amato aiutare, ho sempre amato dare un contributo. Perché ho le risorse che mi consentirebbero di farlo. Ho solo un’unica necessità: tentare di non voler per forza aiutare e salvare tutti. Non è fattibile, lo so bene. Voglio inoltre riuscire ad accettare che anche io ho dei limiti, che potrò arrivare sino ad un certo punto. Tutto questo nel bene e nel male, con responsabilità ed impegno.

Meier e Davis ora hanno aperto un varco nei miei pensieri. Così vi lascio con una domanda aperta: quale approccio scegliere? Gestaltico? Esistenziale o narrativo? Lo scoprirò tra 3 anni.

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