La panchina e il ragazzo dagli occhi color della notte

panchina2C’ è una panchina fuori dall’azienda dove lavoro che affaccia sulla natura selvaggia. La prima volta che la vidi rimasi colpita, dal suo legno marrone chiaro. Mi dissi che sarebbe stato lì che mi sarei spesso seduta per pensare e per riprendermi. Quanto mi piacciono le panchine, mi fanno ritrovare l’ energia, sono la mia zona di confort

La panchina, per me è un simbolo, ha acquistato un valore speciale negli anni. Sì perché mi ricorda la mia infanzia. Quando da bambina a Ginevra, i miei genitori mi portavano al parco e mentre io giocavo loro si sedevano su una panchina a leggere o ad osservare me mentre mi davo da fare organizzando il tempo con i giochi più vari.

Crescendo, in seguito, la panchina era il luogo delle confidenze con le amiche a scuola, dei baci con il ragazzo che amavo in quel periodo, dei ripassi all’ Università prima dell‘ esame.

Oggi la panchina è il luogo della creatività. Carta e penna sempre con me, per lasciar cadere fluidamente i miei pensieri, per fissarli. La panchina di legno che con il sole diventa elegante sembra calorosa, come un abbraccio dove raggomitolarsi e sentirsi a casa.

Un giorno su questa panchina, insieme a me si sedette un ragazzo. Mi disse se poteva, mi aveva vista talmente assorta che temeva di disturbarmi. Gli dissi, tornando sulla terra, che poteva tranquillamente, non mi disturbava affatto anzi, mi faceva piacere. La panchina quando è condivisa, acquista più senso. Acquista più valore. Mi chiese come mai mi trovavo lì e in più da sola, e dove fossero i miei colleghi. Gli risposi, che ogni tanto ho bisogno di rimanere con me e che non ero sola ma stavo con me stessa. Lui sorrise divertito, mi rispose che era un’ ottima risposta, che lo avevo stupito. Sorrisi anch’ io guardandolo negli occhi. Negli occhi lo avevo guardato, io che non lo faccio mai, per paura che l’ altro scorga il mio strabismo e non per altro. Io guardo nella profondità degli occhi altrui solo chi mi ispira grande fiducia e lui me ne ispirava molta, anche se non avevamo mai parlato.

Guardare negli occhi per me è fondamentale, lo faccio sì quando comunico, ma spesso il mio sguardo si rende sfuggente per la paura di essere scoperta. Non riesco a fissare a lungo l’ altro perché fatico fisicamente nel farlo, ci sto lavorando, e sto migliorando. Non si tratta di paura della verità o della bugia, si tratta di sistemare quel problema sensoriale che da anni mi perseguita e che provoca fraintendimenti comunicativi. E dio sa, quanto ci possa star male quando non riesco a spiegarmi, a farlo capire.

Lui prosegue senza pensarci due volte ma, come se avesse capito, il mio disagio dei primi tre minuti mi invita comunque a guardarlo. Mi chiede quale è secondo me la persona ideale, il partner ideale, come lo vorrei in sostanza. Sorrido arrossendo e penso, non mi conosce e guarda cosa mi chiede? Lui aggiunge, come se avesse letto nei miei pensieri: “Perdonami ma, sono un tipo curioso e tu ispiri questo genere di domanda!” Ha ragione, la curiosità va colmata e poi non so, mi sta simpatico, quasi quasi gli rispondo. Ci penso due secondi e comincio: “Se dovessi scegliere un partner, vorrei che fosse sempre se stesso sin dall’ inizio. Vorrei che fosse autentico e spontaneo ogni volta che può. Vorrei che modificasse relativamente i suoi atteggiamenti e comportamenti per me. Vorrei che mi ascoltasse attivamente e che se non potesse farlo con le orecchie, con le parole, lo facesse con i suoi occhi. Vorrei cogliergli l’ anima, e che mi facesse diventare parte di sé per stargli vicino anche quando non stiamo insieme. Vorrei pensando a lui essergli accanto con i miei pensieri. Vorrei un abbraccio anche quando non ne ho bisogno, quando non me lo aspetto. Vorrei che imparasse ad apprezzare ciò che amo fare e che mi insegnasse ciò che lui sa ed io ancora no. Vorrei stare al suo livello anche quando sembra che grandi ostacoli ci separino. Vorrei essere scelta come io ho scelto lui. Vorrei dirgli tutto anche, quando tutto forse è soltanto niente.”

Il ragazzo non aveva mai smesso di guardarmi, di ascoltarmi, sembrava rapito. Infatti mi disse, che avevo un bel modo di narrare, di raccontare, come se fosse una favola. Gli risposi che forse in effetti poteva essere una favola. Le caratteristiche del partner che vorrei infondo sono molto rare! Lui mi disse di no, che invece può esistere. Spesso, continuò, siamo così concentrati su altro, che l’ ipotetico amore ci passa accanto senza accorgercene. Oppure, che siamo così ossessionati da una persona che bastava volgere lo sguaurdo più in là e l’ avremmo vista, l’ avremmo riconosciuta! Rimasi in silenzio per un attimo. Sorridevo, con gli occhi verso la natura, aveva ragione il ragazzo dagli occhi color della notte più blu, aveva ragione sì!

La panchina era stata magica un’ altra volta! Mi aveva fatto condividere un aspetto di me con qualcuno che mi aveva letta dentro. Con qualcuno che forse non sai se lo rincontrerai. Ma non v’è chi non sappia, che le persone entrano nella nostra vita per un motivo. Anche se solo per poco tempo, sta a noi trovare il messaggio che hanno voluto lasciarci. Ed io lo avevo capito sì davvero! Non smetterò mai di ringraziarlo. Di ringraziare lui, il ragazzo dagli occhi blu notte che, aveva condiviso con me un posto sulla Panchina dei pensieri!

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