Tutta Colpa di Freud?

TUTTA-COLPA-DI-FREUDSono appena uscita dal cinema Adriano di Piazza Cavour a Roma. Una mia amica ieri mi ha proposto di andare a vedere Tutta colpa di Freud. Con l’ occasione ci saremmo anche riviste. Io ho accettato subito, per rivederla, e perché avevo visto frammenti di questo film pubblicizzato da giorni.

Sono rimasta entusiasta. Felice di averlo visto. Ho capito subito in quale personaggio volevo rispecchiarmi. Non potevo che riconoscermi in Marta. Una ragazza, semplice, dolce e dai lineamenti fragili. Ma soprattutto mi rivedo in lei perché gestisce una libreria, il mio sogno da sempre; è una sognatrice come me, e in ogni gesto o parola vede un ipotetico sentimento nascente. Ingenua forse? Sensibile? Chissà …

Francesco, è il padre di Marta, ma anche di Sara una ragazza che non sa più quale orientamento sessuale scegliere. Ha avuto rapporti con donne di ogni genere, ma insoddisfatta, vuole, scoprire e sperimentare il mondo etero, uscendo con degli uomini. Ha un carattere forte, mascolino, deciso, ma allo stesso tempo è fragile e sensibile, cerca il suo posto nel mondo. Ed infine c’ è Emma, la bambina di 18 anni come la chiama suo padre, Francesco, uno psicanalista di professione. Emma ama un uomo di 50 anni.

Guardandoli tutti, scopro un altro mondo, quello di una coppia in crisi, Alessandro e Claudia. Lui che frequenta Emma mentre Claudia è corteggiata da Francesco in silenzio, come gli uomini di altri tempi. E via via che il film si presenta a noi spettatori, un’ altra storia si incrocia. Quella di Marta e il ladro di Libretti, Luca. Luca che non può ne’parlare ne’sentire e che non ruba, ma prende in prestito. Ed è qui che mi fermo io. Sulla loro storia che si sviluppa piano piano, dolcemente. Mi piace come comunicano. Con i gesti, con le parole scritte, le parole pronunciate dal soffio delle loro labbra. Marta è curiosa, è entusiasta. Ma il padre ricorda alle figlie che l’ entusiasmo spesso è scambiato per leggerezza da alcuni uomini. Marta vuole frequentare Luca che però vive in un mondo suo che vuole farle conoscere. Piano piano Marta imparerà a conoscerlo. La loro comunicazione mi colpisce. Sono diversi eppure così vicini. Francesco suggerisce alla figlia di stare vicino a Luca, ma non di proteggerlo, di farlo sentire uomo e non qualcuno da accudire come un bambino. Luca è un uomo, ha bisogno di essere compreso e capito, ha un mondo intorno a sé pronto per essere condiviso. Ho amato molto quando Marta sottolinea il concetto della comunicazione e di quanto siano importanti le parole, le parole che dovrebbero unire le persone, anche quando a parlare sono i silenzi. Ho amato questo concetto, perché è questo ciò che io dico sempre. E’ bello il messaggio, una lacrima scorre sul mio viso.

Mi emoziono ancora quando Luca canta il pezzo di un’ opera a Marta. Ancora comunicazione! La comunicazione tra due persone è fondamentale. Anche quando si è in crisi, anche quado si è disorientati, non ancora pronti o maturi. La comunicazione crea relazione anche quando guardi gli occhi di una donna, di una figlia, come fa Francesco. Francesco che sa raccontare ad un poliziotto di che colore sono gli occhi della moglie di Alessandro. Perché saper raccontare i dettagli, le sfumature è saper ascoltare attivamente chi ti sta affianco, chi ti circonda e ti riempie la vita anche se ti sembra poco. Ti accorgerai che è la sua assenza che ti mancherà di più, che sono le sue parole i suoi silenzi che noterai di più. La vita è una scatola di ricordi, come dice lo psicanalista e padre. Bisogna fare di tutto per farli restare e magari per capire ripetere quelli che ci hanno fatto stare bene.

La figura di Francesco, mi ha colpito molto. Si è preso la responsabilità di riunire delle persone ai loro destini, sacrificando un po’ il suo. E io penso che non ci sia niente di più bello che regalare consapevolezza all’ altro anche passando per il peggiore dei nemici. E poi in fondo sarà stata pure tutta colpa di Freud, ma ne è valsa la pena, oh sì, parola mia!

 TUTTA-COLPA-DI-FREUD-di-Paolo-Genovese-

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