Protetta

Chi l’ avrebbe mai detto che avrei parlato di quanto segue oggi. Eppure è così. Forse è meglio riprendere per un attimo il discorso e chiarire un altro po’. Non si sa mai.

La disabilità è ancora un tema molto poco affrontato, oserei dire che non se ne conoscono i temi e per questo si ha paura. Si ha paura, si teme ciò che non si conosce. E per questo non si include, anzi si esclude. E’ un tema difficile e complesso, ma se mai affrontato, ancora lo sarà.

Chi è disabile, invalido, categoria protetta eccetera, non ha vita facile, ma non per questo si arrende. Anzi, fa molti sforzi, si ingegna e si sfida, con le risorse che possiede e che ha sviluppato per adattarsi al mondo. Per cercare di far parte di questo mondo.

Trovare lavoro per esempio non è cosa facile anche se la categoria come dire è, protetta. Per esempio chi è ipovedente o cieco, spesso viene messo a fare il telefonista, o a spingere qualche tasto. Non gli viene data una possibilità di crescita o di sviluppare altre competenze o magari, talenti altri. Come dire egli è abile in maniera diversa, può fare.

Mi ritengo fortunata, non mi sono fermata a lavori bassi, come a dire che non sono capace a fare altro e allora mi piazzavano lì.

Essere una categoria protetta, secondo gli articoli, non è una vita semplice. Anche se le aziende hanno l’ obbligo di assunzione. Perché una volta dentro, il posto te lo devi guadagnare. Almeno io è quello che ho fatto per ogni lavoro. Mi comportavo come se ero in prova. Ancora oggi lo faccio. Ogni giorno come se fosse il primo.

Le mansioni sono quelle basi, poi se hai la motivazione, la volontà, la passione di sviluppare altre competenze e qualcuno lo nota, ti trovi a fare molte più cose. con fatica e con i tuoi tempi ma, le fai. Nulla è dato per scontato e per indeterminato.

Le categorie protette, sono protette per certi versi, solo che a volte è necessario che imparino a rimboccarsi le maniche, per raggiungere l’ autonomia, per poter prendere iniziativa.

E’ faticoso. E’ emotivamente faticoso. Si investe molto. Sia in risorse e competenze, che in emozioni. Mettersi in gioco quotidianamente è energia che sembra dispersa mentre poi porta tante soddisfazioni.

Cosa fai mi chiedono. Io rispondo di tutto. Sono trasversale, come le mie competenze. Mi incasello bene in molti campi. So modellarmi. Osservo e prendo spunto. Mi informo e prendo esempio. Molte persone mi ispirano. Misuro i miei tempi per stancarmi poco.

E’ una caratteristica la disabilità che va vista. Va osservata senza giudizio. Va accolta.

E poi chissà, vedere poco permette di vedere oltre senza soffermarsi su dettagli inutili alla funzione, al ruolo che si ha.

Di base sono una figura di supporto. In sostanza, sviluppo quotidianamente le mie competenze per esplorare, variare, fare altro ed imparare. Così da contribuire.

Accompagno me stessa in questo viaggio creativo, come una ArtCounselor sufficientemente buona. Sono la mia base sicura. Mi proteggo. Mi prendo cura. mi accolgo. Mi ascolto.

Per poi… donare…

 

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