Una strega a scuola!

Una strega dai capelli color del mogano. Permalosa. Che ama leggere. Alla ricerca di una risposta. Innamorata del proprio cappello.

Una scuola elementare. Senza insegnanti. Ma piena di bambini dispettosi. Che facevano tante domande.

Lei si chiamava Aurora, era la strega del Nord. Aveva capelli color del mogano. Ed occhi color dei fior di loto, che a guardarla tutto sembrava fiorire. Sua madre decise che avrebbe  fatto qualcosa di buono nella sua vita. Sua figlia se lo meritava. Era così giunto il momento di darle una possibilità. L’ opportunità di vivere un’ esperienza nel 2015. Dove? In una scuola elementare. Lì si sa, i bambini fanno tante domande. Ed Aurora tra le tante avrebbe trovato la sua risposta. Una risposta fondamentale per la sua vita. Perché mai si era innamorata del proprio cappello? Le streghe si sa fanno sortilegi, magie, trucchi. Ma ad Aurora cosa avevano fatto? Innamorarsi di un cappello? E perché mai?

La scuola si presentava in maniera molto semplice. Un palazzo color del sole, finestre arrotondate, come tanti occhi incuriositi che stanno guardando il fortunato mentre si avvicina. Aurora intimidita bussò al grande portone. Ovviamente nessuno le aprì. Si sentì offesa per questo. Come osavano non risponderle! Una strana rabbia la fece gridare: “Ma insomma, c’ è qualcuno che può aprirmi? “ Un custode dall’ aria strafottente e dalle orecchie a punta le rispose “A signorì deve citofonare!” Aurora si guardò intorno, “Citofonare? Pensò e cosa significa?” L’ uomo infastidito sbuffò, scese le scale e le andò ad aprire.
Aurora entrò inorridita. Questo posto non le piaceva affatto. Si respirava un’ aria di chiuso. L’ atmosfera era pesante.  Ma cosa ci faceva lì si chiese.
La risposta sembrò arrivare proprio dal custode, che più che un custode sembrava un elfo. “Allora signorì, benvenuta nella scuola elementare più famosa de Roma. Il Pifferaio Magico. Che più che magia qua ce vorrebbe un sortilegio ahahahahahah. Pe calma’ ‘sti bambini … Lei è la nuova insegnante?”

Aurora lo guardò. Insegnante? Lei? E di cosa? Subito pensò lei. L’ elfo riprese: “Lei è la signorina che leggerà le favole ai bambini no?” Aurora rispose con un timido sì. Amava leggere ma, non voleva badare a dei mocciosetti dispettosi. L’ elfo non poteva chiederle questo! Ah, la madre la stava mettendo alla prova! Aurora s’ impermalosì per l’ ennesima volta. Il colore dei suoi occhi da viola divenne rosso. Fortunatamente il custode non se ne accorse.

Giunta davanti alla porta chiusa della classe, Aurora udì risolini, urla, pianti …. Si sarebbe prospettata una strana giornata. Da dove avrebbe iniziato? Beh dall’ inizio decise. Non poteva di certo dire che era una strega in cerca di una risposta, ma poteva far sì che il racconto della sua storia incuriosisse i bambini come quando si racconta loro una fiaba no? Sì questa le sembrò un’ ottima idea! Entrò.

I bambini vedendola smisero di fare baccano e la fissarono. Aurora anche lei li guardò uno ad uno. Il silenzio prese il posto dei dispetti. Ma i dispetti non ci stettero ed un biondino dal sorriso da tricheco le tirò una palletta di carta. Le andò a finire in un occhio. Aurora allora parlò:
“Buongiorno a tutti sono Aurora e sono la strega del Nord. Sono venuta qui per farvi compagnia, leggervi e raccontarvi delle storie. Vi piacciono le storie?” I bambini uno ad uno si misero a ridere. Aurora si chiuse per un attimo in se stessa. La stavano prendendo in giro Tutti contro di lei. Non valeva. Si sentiva triste e sola. Poi all’ improvviso prese il suo cappello e lo baciò sulla punta. Calò il silenzio. Un bambino dispettoso le chiese: “Perché baci il tuo cappello?” Aurora si guardò intorno. Poi capì che era il bambino dal sorriso da tricheco che glielo stava chiedendo. Prese la palla al balzo: “E’ proprio questo il punto bambino. Non lo so. Ogni giorno almeno per tre volte, mi trovo a fare questo gesto. E non so perché.”
Un altro bambino si alzo dal suolo e le disse:” Se hai detto che sei una strega, forse ti hanno fatto una magia, un trucco. Ti sei innamorata del cappello senza saperlo!” “ Oppure, il cappello è appartenuto ad un tuo fidanzato che ora non c’è!” Disse una bambina dai capelli lunghi e biondi come il grano.

“Proviamo a ricostruire questa storia bambini?” Disse Aurora. Non erano tanto male questi ragazzini. Quanta fantasia avevano. Con una sola domanda erano riusciti a capire cosa stesse cercando. I bambini sono un tesoro, uno scrigno di risorse.

Dopo un mese tra domande, storie e riflessioni, venne fuori che Aurora, era stata vittima di una vendetta. Avevano trasformato il suo amato in cappello. Di certo per i bambini era una fiaba, ma per Aurora la verità. (Finzione e verità erano alleate questa volta). Perché direte voi? Perché era diventata una strega sfaticata, che non si occupava più dei suoi doveri di strega. Ma aveva occhi solo per l’ amore . Mentre una strega deve sempre rendersi utile alla comunità. La punizione voleva essere costruttiva. E lo fu. Aurora non amava i bambini, non amava le domande, voleva solo risposte. Ma qui in questa scuola, trovò quello che cercava. Intanto la risposta alla sua domanda, riebbe il suo amato in carne ed ossa. Capì che i bambini erano una risorsa: sono curiosi, giocano e portano gioia. E lei finalmente si sentiva utile. Decise di rimanere un altro po’ a “Il Pifferaio Magico”. Qui poteva leggere, raccontare storie ed essere se stessa senza dare troppo nell’ occhio. Era riuscita a scacciare i topi che la tormentavano … ops forse i demoni .. 😉

Tricheco ed Elfo, sorrisero,

Aurora ce l’ aveva fatta. La vera magia è nei cuori di chi sa usarla al momento giusto, così da spezzare qualsiasi tipo di sortilegio.

 

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