Tra il dire e il fare c’è: l’orientare!

Le donne hanno bisogno di accoglienza, di spazio, di orientamento e di ascolto. Il tutto in un processo di empowerment. Verso l’ autonomia e l’ autodeterminazione. Tra ricerca e organizzazione, questo è possibile. Vado a #DressForSuccess anche nel rispetto delle donne, mai più violenza! 🌸

Con questo post inizia la mia giornata. Mentre mi avvio alla Città dell’ Altra Economia, per incontrare il direttivo dell’ Associazione Dress For Success Roma. Un’ associazione che ha come Mission, il potenziamento delle donne in cerca di lavoro. Donne il cui bisogno è essere orientate e ricollocate sul Mercato. Donne che hanno bisogno di essere orientate dall’ accoglienza, all’ abito adatto. Dalla consapevolezza di un obiettivo specifico, alla nuova immagine di sé.

Si cambia il paradigma: da cosa mi offre il Mercato, a cosa posso offrire io al Mercato.

Dopo i 4 training di settembre, ho finalmente potuto valutare il mio grado di apprendimento, grazie ad un test di verifica sul processo di orientativo. Ho potuto mettere a fuoco ciò che so, e ciò che ancora è bene imparare. L’ esperienza poi la farà da maestra. Mi piace esplorare, mi piace sapere, mi piace metabolizzare.

Ho avuto l’ opportunità di ascoltare 3 volontarie dell’ associazione, che già si stanno sperimentando con alcune clienti. Tanti rimandi e tante le sensazioni per me. Non si sa mai abbastanza. E per me, conta, lo ripeto, l’ esperienza sul campo. Un diploma, un attestato sono un gran riconoscimento (e soprattutto un bel ricordo affettivo), tuttavia il fare ha una tacca in più.

Marco e Anna Maria formatori e Orientatori volontari, ci danno molti spunti. Raffaella ci tiene molto invece a comprendere bene i confini. Bisogna innanzi tutto essere solidi e neutri, come orientatori. Mettere da parte l’ ego e le nostre credenze. Tutto ciò che dice la cliente è suo. E’ un suo modello, un suo schema. Mai prenderla sul personale. Il nostro obiettivo è orientare, le altre problematiche sono per altre figure professionali.

Piccoli accorgimenti:

Messaggi WhatsApp e vocali, no.

Rimanere nel processo di accoglienza soprattutto nel primo colloquio conoscitivo.

E’ bene che la cliente capisca sin da subito il patto, il contratto. Se ha dubbi consentirle di mandare mail. La mail permette di avere un approccio professionale ed io orientatrice posso gestire quando rispondere. Io orientatrice, ho il compito di rendere autonoma la cliente e renderla consapevole delle sue capacità. Ho il compito di renderla responsabile. E’ in atto anche un modello relazionale e di comportamento.

La cliente non può mandare mail? Non sa usare il computer? E’ una bella occasione a stimolarla ad imparare ad usarlo!

La mail è il tracking di ciò che ci stiamo raccontando durante il processo.

Una personalità ansiosa, va gestita, altrimenti si crea dipendenza. Noi siamo lì per generare invece, autonomia.

Chi non avvisa che non andrà, chi annulla per 2 volte l’ incontro, è totalmente responsabile. Tuttavia non sarà più accolto, oppure sarà rivisto il contratto.

Gli home-work, le task, sono indicatori della persona. La cliente non fa le task per me orientatrice, ma per sé.

La cliente è parte attiva. L’ orientatore supporta. Fa riflettere. Pone domande aperte: che cosa si aspetta da quel lavoro? Che cosa si aspetta da Dress For Success?

La cliente sa tutto? E allora cosa non sta funzionando nella ricerca del lavoro? Dove si blocca?

La neutralità favorisce il processo. La solidità favorisce il supporto e la fiducia nella relazione.

Bisogna capire che gli orientatori rappresentano una minaccia alle credenze limitanti e alle resistenza delle clienti.

Il nostro compito come volontarie, è di favorire nel colloquio conoscitivo l’ empowerment. Possiamo farci raccontare almeno 5 storie di successo nella vita delle clienti. Qualsiasi, dal privato al pubblico. Dal personale al professionale.

Noi non siamo terapeuti, ciò che possiamo fare è lavorare sulla consapevolezza.

Così, partirò da me un’ altra volta. Mi metterò in discussione. Sarò io la mia prima cliente.

Le mie storie di successo? Iniziano dalla resilienza….

La cosa bella per me è che formandomi in orientamento, mi accorgo che sto imparando ad orientarmi anche io. Io che ho paura di perdermi (vedo 1/10). Il caso non esiste… 🌸 #consapevolezza.

La mia restituzione… nel flusso… ai Formatori e Orientatori Adifor  😉

Mi chiamo Sarah e vorrei offrire la mia restituzione a Marco Chillemi e a Anna Maria Iavazzo, orientatori e formatori Adifor. Ho avuto l’ opportunità di conoscerli di persona per delle giornate formative sull’ orientamento, sul come cercare lavoro, sul come organizzare le competenze e le risorse del cliente che potrebbe chiedere un consulto.

Sono due persone che a mio avviso si completano. Quando l’ uno è formatore, l’ altro è di supporto. E vice-versa. C’ è molto rispetto dei confini tra di loro e tra le professioni. Quando sei formatore, mi dice Anna, non sei orientatore. E vice-versa.

Ho riscontrato molto rispetto ed accoglienza, per la persona prima di tutto e in seguito per il progetto professionale/lavorativo da costruire. Domande mirate e precise, la fanno da padrone, per renderci noi volontarie corsiste, più consapevoli.

Sono molto felice di aver conosciuto due persone appassionate che credono nel potenziamento degli individui (donne e uomini che cercano di ri-collocarsi sul Mercato). Ognuno ha in sé la propria storia di successo, privata o professionale che sia, è sempre un’ esperienza!

Sono inoltre riuscita grazie a loro, a riflettere sul rovesciamento di un paradigma: Non si dice più cosa offre a me il Mercato, bensì, cosa offro io al Mercato? Ho potuto così cambiare prospettiva. Grazie a loro rivedrò le mie risorse, le mie competenze, il mio curriculum vitae. Potrei volere un giorno reinventarmi.

Dicono Di Noi – ADIFOR

Grazie a tutti voi come sempre dal cuore.

Sarah.

Look up at the stars and not down at your feet. Try to make sense of what you see, and wonder about what makes the universe exist. Be curious

Stephen Hawking

 

 

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